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Ambiente, per Lorenzo Fioramonti è necessario “ripartire dalla scuola”

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Una riforma dell’economia non può non ripartire dalla scuola, che deve educare al rispetto dell’ambiente e allo sfruttamento coscienzioso delle risorse naturali, come spiega l’ex Ministro dell’ Istruzione Lorenzo Fioramonti in uno spezzone dell’intervista esclusiva concessa a TeleAmbiente, canale 78 del digitale terrestre.

Non si può non parlare di scuola durante un’intervista con Lorenzo Fioramonti, ex Ministro dell’Istruzione del primo governo Conte. Ma la scuola deve iniziare un processo di rifondazione, inserendo tra le materie l’educazione ambientale, insieme a quella civica, fondamentali per preparare le future generazioni.

Educazione civica e ambientale per me sono fondamentali“, spiega Fioramonti. ” Io sono convinto che il primo articolo della Costituzione vada modificato in questo senso, mettendo i valori dell’ecologia e del rispetto del territorio come fondamento di una repubblica che sia sostenibilità e davvero democratica.”

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“Io mi preoccupo di quello che sarà il futuro del mio paese, in cui cresceranno i miei figli e non posso far finta di nulla proprio perché la scuola è fondamentale, perché ripartendo dalla scuola noi ripartiamo da una coscienza pubblica, creiamo dibattito, creiamo formazione in maniera diversa.”

“Non possiamo più permetterci di avere per esempio degli economisti che si sono formati in modo eccellente, persone estremamente colte che però essendosi formate in maniera molto settoriale, senza neanche mai esserci occupati, per esempio di questioni ecologiche fisiche, oggi ti dicono  che la crescita economica può proseguire all’infinito, perché non c’è problema, come dicono da tempo tutti i modelli economici.”

“Ma un qualunque fisico ti direbbe questo non esiste, non si può fare, in un pianeta finito non possiamo consumare all’infinito. Ma gli economisti lo pensano, e lo pensano perché a scuola e nell’università nessuno gli ha insegnato che c’è pure la fisica, e che noi esseri umani viviamo nel mondo, e nel mondo esistono delle leggi naturali che devono essere rispettate anche da coloro che consumano e producono.”

Lo stesso vale per gli ingegneri. “Abbiamo bisogno di ingegneri che non possono non avere i valori della sostenibilità al centro della loro formazione. L’ ingegnere del futuro non dovrà essere soltanto quello bravo a fare il ponte o l’edificio, ma quell’ingegnere che concepisce la propria struttura in armonia con l’ambiente circostante con le persone che dovranno viverlo quell’edificio è questo è fondamentale. Lo stesso vale per tantissime alte altre specializzazioni e professioni, noi abbiamo bisogno di una scuola ed università che sia sempre più trasversale. Senza la scuola noi non riusciamo a generare quella economia della conoscenza che è l’unica economia rinnovabile possibile. “

“Il mondo si sta innovando così rapidamente che spesso ci lamentiamo del fatto che i lavori cambiano costantemente,  che un giorno c’è un lavoro un giorno dopo ce n’è un altro che magari neanche si immaginava ci potesse essere. Abbiamo bisogno non tanto di ragazzi che siano preparati dal punto di vista delle nozioni, ma devono anche avere una competenza della competenza. cioè dovrebbe essere bravi anche ad imparare costantemente e questa è una capacità che deve essere insegnata a scuola.”

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“Noi non possiamo avere semplicemente un modello di conoscenza che travasa delle competenze da una generazione all’altra. Ma dobbiamo stimolare attività di laboratorio, lavori di gruppo, modelli trasversali di apprendimento che sono anche più eccitanti, più innovativi e riescono a superare la noia e la dispersione scolastica che spesso accade nelle scuole che sono più tradizionali nei loro metodi.”

“Senza questo, ” conclude Fioramonti, “noi non avremo capacità innovative nel futuro, non realizzeremo imprese che saranno più competitive nel mondo, non avremo lavoratori più produttivi e come vediamo al giorno d’oggi se tu non hai competività non hai nulla, rischi di perdere su tutti i fronti e quelli che magari hanno possibilità se ne vanno dal paese per andare a lavorare altrove. Questo diventa un fallimento sconvolgente di un sistema paese che non sta rispondendo a quella grande voglia di apprendimento e di conoscenza che le giovani generazioni hanno e che è l‘unica risorsa davvero rinnovabile per il futuro della nostra economia.”

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