Il coronavirus da mesi ormai è sulle prime pagine di tutti i giornali ma anche l’ ambiente merita il suo spazio; ecco alcune notizie che potrebbero esservi sfuggite a causa della pandemia.

Quando ci troviamo di fronte a minacce immediate e concrete come quella del coronavirus siamo tutti focalizzati sul presente; la prospettiva della perdita della neve invernale tra cinque o dieci anni sembra banale rispetto alle immagini degli ospedali sull’orlo del collasso. Come esseri umani siamo sempre portati a preferire i risultati nel breve periodo. Ma mentre siamo concentrati a combattere la pandemia, i cambiamenti climatici non si stanno arrestando. Ecco cosa sta accadendo mentre il coronavirus occupa le prime pagine di tutti i giornali:

  • Temperature record in Antartide

Il 6 febbraio 2020, la Penisola antartica ha raggiunto la temperatura di 18.3°C. Quella che potrebbe sembrare una temperatura piacevole in una classica giornata autunnale è in realtà un record per il continente. Se questo non dovesse bastare, tre giorni dopo la stazione nelle Seymour Island, a est del continente, ha registrato una temperature di 20.75°C.

Antartide, superati i 20 gradi. L’allarme dei ricercatori: “Mai visto nulla di simile”

  •  Sbiancamento della Grande Barriera Corallina

L’ Intergovernmental Panel on Climate Change ha avvertito che un aumento delle temperature di 1.5° C potrebbe spazzare via il 90% dei coralli di tutto il mondo. Dato che contenere questo aumento sembra impossibile, le prospettive quinquennali della Grande Barriera Corallina in Australia sono scese da “povere” a “molto povere”; questo declassamento è dovuto ad i due eventi di sbiancamento avvenuti nel 2016 e nel 2017. Tuttavia, nei primi mesi del 2020 è avvenuto il terzo sbiancamento in cinque anni, che ha nuovamente danneggiato la barriera corallina.

Australia, la Grande Barriera Corallina è in pericolo: nuovi segnali di sbiancamento

Ovviamente questi due eventi sono legati all’attività umana ma da quando è iniziata la pandemia del coronavirus ci sono stati molti casi di vandalismo ambientale.

  • Estrazione di carbone nella Greater Sydney

Il governo dello Stato australiano del New South Wales ha approvato l’estrazione di carbone in uno dei bacini della Greater Sydney da parte della compagnia Peabody Energy. E’ la prima volta che viene data un’approvazione del genere in vent’anni. I gruppi ambientali hanno puntato il dito contro l’impatto ambientale locale, sostenendo che attività del genere causeranno danni al giacimento per 25 anni dalla fine dell’estrazione ma l’estrazione mineraria produce anche le emissioni che poi finiscono nell’atmosfera. Peabody Energy sostiene che questo carbone verrà utilizzato per produrre acciaio e non energia ma, nonostante molti affermino il contrario, non c’è bisogno del carbone per produrre acciaio.

  •  Esplorazioni di gas nella Victoria

Nella Victoria in Australia, il governo ha annunciato che porterà una nuova legge in Parlamento per quello che viene definito “un riavvio ordinato” delle esplorazioni di gas sulla costa. Questa nuova legge consentirà l’esplorazione convenzionale del gas, ma renderà permanente il divieto temporaneo sul fracking e sulla perforazione. L’annuncio è giunto a seguito di un’indagine di tre anni condotta da Amanda Caples, uno degli scienziati più noti nella Victoria, che sostiene che il gas nello stato possa essere estratto “senza causare danni all’ambiente”. Tuttavia l’estrazione è solo una parte del problema: è la successiva combustione del gas a causare problemi.

  • Revisione delle legge ambientali voluta da Trump

Intanto negli Stati Uniti l’amministrazione Trump sta sfruttando il momento per indebolire gran parte della legislazione in materia ambientale. La legge sugli standard delle emissioni delle auto voluta da Obama è stata modificata ed ora con la nuova legge “Safer Affordable Fuel Efficient Vehicles”, le case automobilistiche dovranno ridurre le emissioni dei veicoli dell’1.5% l’anno, un passo indietro rispetto al 5% voluto dall’amministrazione precedente. Secondo l’Environmental Defense Fund questa modifica porterà a 18,500 morti premature, 250,000 casi d’asma, 350,000 nuovi problemi respiratori ed ad un costo per gli Stati Uniti di 190 miliardi di dollari da qui al 2050. E infine ci sono i costi climatici: con le linee guida volute dalla Casa Bianca ci saranno 1.5 miliardi di tonnellate di diossido di carbonio in più nell’atmosfera, l’equivalente di 17 centrali a carbone in più.

Coronavirus, l’amministrazione Trump sfrutta l’epidemia per ridurre la protezione ambientale

La sfida posta dal COVID-19 è dura ma si risolverà; quella dei cambiamenti climatici è stata rimandata ma non sembra esserci la volontà di combatterla con gli stessi sforzi.

Articolo precedenteCoronavirus, task force per uscire dalla crisi: Giovannini e Maggino per il benessere ecosostenibile
Articolo successivoCoronavirus, oltre 1000 morti in Brasile ma per Bolsonaro è solo “una leggera influenza”