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Ambiente, attivisti vittime di violenze ed omicidi, in particolare gli indigeni

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Secondo uno studio il 18% degli attivisti ambientalisti è vittima di violenze fisiche mentre il 13% di omicidio. Queste percentuali crescono quando si parla di membri delle comunità indigene. 

Adán Vez Lira, Berta Caceres e prima di loro Chut Wutty, sono solo alcuni esempi di attivisti che sono stati assassinati negli ultimi anni; secondo uno studio dei ricercatori dell’Universitat Autonoma de Barcelona infatti gli attivisti ambientali, in particolare indigeni o appartenenti a minoranze, sono stati per anni vittime di violenze fisiche e omicidi.

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I ricercatori hanno analizzato 2,800 conflitti sociali relativi all’ambiente utilizzando il database Environmental Justice Atlas (EJAtlas), creato da loro nel 2011, per monitorare gli effetti dei conflitti ambientali nel mondo. Secondo lo studio nel periodo 2011-2019 il 20% degli attivisti è stato imprigionato o vittima di accuse penali, il 18% vittima di violenze fisiche mentre il 13% assassinato. Questi valori aumentano quando si tratta di indigeni: il 27% è stato minacciato, il 25% vittima di violenza e il 19% assassinato. “Possiamo pensare a queste come a ingiustizie sociali, per sottolineare il pericolo a cui si espongono queste comunità quando cercano di far valere i propri diritti” ha spiegato Leah Temper, che ha partecipato allo studio.

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Questi “difensori dell’ambiente“, come vengono definiti dai ricercatori, sono individui o collettivi che si mobilizzano e protestano contro un utilizzo insostenibile e pericoloso dell’ambiente. Lo scorso anno Global Witness ha scoperto che almeno 164 attivisti ambientali sono stati uccisi solamente nel 2018. Le Filippine sono il paese più pericoloso per questi difensori dell’ambiente, definiti terroristi dal Presidente Rodrigo Duterte. Poco dopo la scoperta di Global Witness infatti Brandon Lee, attivista americano volontario nelle Filippine, è stato colpito da quattro proiettili dopo che il gruppo Ifugao Peasant Movement, è stato definito come “nemico pubblico”. Lee è riuscito a tornare a San Francisco ma è rimasto paralizzato.

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L’autore dello studio Arnim Schedeil spera che quest’analisi possa servire a far comprendere le cause delle violenze che questi attivisti subiscono in tutto il mondo: “A livello globale gli indigeni soffrono un alto tasso di violenza nei conflitti ambientali. Essere consapevoli di queste connessioni può aiutare a collegare le varie lotte contro le differenti forme di razzismo in tutto il mondo. Le proteste sono la chiave per il successo di queste lotte, in particolare quando si utilizzano diversi canali e sono costruite su solide alleanze“.

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