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Amazzonia, l’ultima grande tribù isolata è minacciata dall’estrazione illegale dell’oro

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L’estrazione illegale dell’oro nella riserva Yanomami, al centro dell’Amazzonia, è cresciuta di 200 volte negli ultimi cinque anni. Gli indigeni hanno chiesto al governo di essere protetti dai minatori, che oltre a distruggere l’ambiente rischiano anche di diffondere il coronavirus.

Le attività legate all’estrazione illegale dell’oro sono aumentate vistosamente negli ultimi cinque anni nella riserva indigena Yanomami, situata nel cuore della Foresta amazzonica. La tribù Yanomami è l’ultima grande tribù del Sud America ad essere rimasta relativamente isolata dal mondo esterno; oltre 26,700 persone vivono in una riserva grande quanto il Portogallo, ai confini col Venezuela.

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Tuttavia, la riserva giace vicino ad una foresta intatta, nota per la presenza di molti minerali, tra cui l’oro. La ricerca di questo minerale prezioso ha attirato migliaia di minatori per decenni, che hanno distrutto la foresta, avvelenato i fiumi e contagiato i locali. Ad oggi secondo le stime ci sono circa 20,000 minatori illegali in quelle terre, un numero cresciuto di recente dopo l’elezione del Presidente Jair Bolsonaro. Le immagini satellitari della riserva dimostrano come l’ attività mineraria all’interno della riserva sia cresciuta di venti volte negli ultimi cinque anni, principalmente tra i fiumi Uraricoera e Mucajai. L’oro è diventato un prodotto di esportazione fondamentale nello stato di Roraima, nel nord del Brasile, sebbene non esistano operazioni minerarie legali nell’area. Quasi tutto l’oro proviene dalle terre indigene, e di questo la maggior parte è diretto verso l’India.

Secondo la legge brasiliana l’estrazione mineraria non è consentita nelle riserve indigene protette; i Yanomami, che hanno ottenuto questo status nel 1992, dopo 20 anni di lotte per i diritti, hanno implorato al governo di espellere i minatori durante la pandemia. Una corte federale il 17 giugno ha stabilito che l’agenzia governativa Funai dovrà riaprire tre avamposti nella riserva, al fine di aiutare a contenere la pandemia e l’ingresso dei minatori. I cercatori d’oro illegali sono stati incoraggiati da Bolsonaro, che ha più volte promesso di legalizzare l’estrazione nella riserva. Inoltre il presidente ha definito la riserva Yanomami “troppo grande” per le sole tribù indigene.

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Sebbene l’estrazione mineraria sia ridotta rispetto alla grandezza della riserva, è devastante per l’ambiente. Gli alberi e gli ecosistemi locali sono distrutti dal mercurio, utilizzato per separare l’oro dalla sabbia dei fiumi, e questo avvelena le acque ed entra nella catena alimentare attraverso i pesci. Uno studio pubblicato nel 2018 ha scoperto che in alcuni villaggi Yanomami il 92% degli abitanti ha sofferto di avvelenamento da mercurio, che può causare problemi agli organi e allo sviluppo.

I minatori hanno portato anche le malattie; negli anni Settanta, quando il governo brasiliano ha abbattuto delle aree a nord del Rio delle Amazzoni, due comunità sono state spazzate via dell’epidemie di influenza e morbillo. Ad oggi è il coronavirus ha minacciare queste popolazioni: solo in questa settimana i nuovi casi sono stati 160 mentre i decessi 5.La principale forma di trasmissione di questo virus letale è dovuta ai minatori illegali” ha spiegato Dario Yawarioma, vice presidente dell’Hutukara Yanomami AssociationCe ne sono molti. Arrivano in elicottero, aereo e nave ma non abbiamo modo di sapere se sono contagiati”. Il virus è particolarmente pericoloso per gli indigeni come gli Yanomami, che vivono in comunità condividendo tutto, dal cibo agli utensili. Yawarioma sostiene che l’agenzia per gli affari indigeni non abbia visitato la riserva dall’inizio della pandemia. I militari hanno provato a respingere i minatori, ma questi sono tornati una seconda volta.

 

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Secondo Survival International la riserva ha bisogno di un’attività di monitoraggio molto più efficace: “I Yanomami sono molto vulnerabili al momento ma sono anche molto resilienti. Non possono mai stare fermi e rilassarsi. C’è sempre qualcuno che vuole entrare nelle loro terre” ha spiegato Fiona Watson.

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