Cronaca

Amazzonia, raggiunto il livello più alto di deforestazione degli ultimi dieci anni

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I dati del satellite dimostrano che la deforestazione della Foresta amazzonica ha raggiunto il livello più alto nel decennio, dati che sottolineano l’impatto del presidente Jair Bolsonaro sulla più grande foresta pluviale del mondo.

Oltre 10.000 km2 di foreste sono andati persi da gennaio ad agosto, mentre si sono sviluppati contrasti fra agricoltori e difensori della foresta ad Altamira, la città in Amazzonia al centro della recente devastazione.

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Secondo l’agenzia spaziale brasiliana INPE, dall’inizio dell’anno al 30 luglio, 9.762 km2 di foreste sono andati distrutti, un aumento del 29,5% rispetto ai precedenti dodici mesi.

Il livello di deforestazione, equivalente a due campi di calcio al minuto, è il più alto dal 2008, e sta allontanando il Brasile dal suo obiettivo di raggiungere il livello di emissioni promesso con gli accordi di Parigi.I dati sono stati raccolti utilizzando il sistema satellitare Prodes, considerato il più affidabile nel raccogliere misure sulla deforestazione. Anche se l’aumento è meno rapido rispetto a quello calcolato dal sistema satellitare Deter, conferma che Bolsonaro e i suoi ministri stanno continuano a mentire sull’argomento.

I gruppi ambientalisti hanno accusato il governo per “ogni minimo danno alla foresta, perché ha indebolito la protezione ambientale e fornito sostegno ai falegnami e ai proprietari terrieri. Non siamo sorpresi per quello che sta accadendo perché il presidente ha difeso i criminali ambientali e promosso l’impunità”, ha detto Adriana Ramos del Socio-Environmental Institute.

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Climate Observatory sostiene che l’aumento di deforestazione è il terzo più alto nella storia, dopo il 1995 e il 1998, ma sta continuando a crescere. “Proposte come il land grabbing, l’estrazione, l’allevamento sulle terre indigene e la costruzione di infrastrutture ci mostra che il peggio deve ancora venire – ha commentato Carlos Rittls, segretario esecutivo di Climate Observatory – il problema è quanto i paesi che fanno accordi commerciali con il Brasile si fideranno delle promesse fatte con gli accordi di Parigi vedendo che le foreste muoiono, che i leader indigeni vengono uccisi e che le leggi ambientali vengono calpestate”.

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Lo scontro fra attivisti e la destra rurale è stato al centro dell’incontro ad Altamira lunedì mattina.

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L’incontro, intitolato “Amazzonia: il centro del mondo”, ha riunito centinaia di abitanti della foresta e i loro sostenitori, inclusi il leader indigeno Raoni Metuktire, comunità che vivono nei fiumi, quilombolas, attivisti ambientali, accademici, artistici, vescovi, suore e attivisti europei di Extinction Rebellion e Fridays for Future. Il loro obiettivo è quello di creare un manifesto per mettere e la natura e l’Amazzonia al centro del dibattito sul clima e sulla crisi ambientale.

Molti interessi economici della regione non vogliono l’attenzione globale sulle loro attività. “Faccio appello ai proprietari terrieri, minatori e imprenditori per bloccare questo documento – ha detto uno degli organizzatori di una contro manifestazione all’evento – è molto importante per il Brasile. Decine di allevatori e proprietari terreni hanno cercato di interrompere l’evento avanzando nella foresta con bandiere brasiliane e inni nazionali ma sono stati respinti da guerrieri indigeni in colori di guerra e gruppi di donne che hanno formato una barriera umana”.

La polizia è intervenuta per calmare la situazione ma le tensioni sono continuate nel corso della giornata.

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