Brutte notizie, quelle che emergono dalle osservazioni satellitari.

Amazzonia, l’ennesimo allarme: il ‘polmone verde della Terra’ sta andando verso un punto critico, come dimostrano alcuni dati sulla perdita di foresta pluviali. Una pessima notizia per il clima e la biodiversità. Le analisi satellitari confermano infatti i modelli informatici che avevano previsto un netto deperimento della foresta. Dal 2000 a oggi, più del 75% della foresta vergine ha perso stabilità: questo significa che non è più possibile una ripresa dopo siccità e incendi.

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La più grande perdita di stabilità si riscontra nei pressi delle fattorie, delle strade e delle aree urbane, in regioni che stanno diventando sempre più secche a causa del cambiamento climatico. Diversi ricercatori, come riporta il Guardian, confermano che “questi fattori potrebbero aver spinto inevitabilmente l’Amazzonia ad un punto critico“. Gli scienziati hanno spiegato di non essere in grado di prevedere quando il punto critico sarà raggiunto, ma spiegano che potrebbe essere troppo tardi per fermare il processo.

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Invece di assorbire CO2 e altri gas serra, una volta raggiunto il punto critico, l’Amazzonia potrebbe rilasciare carbonio e accelerare così ulteriormente il riscaldamento globale. Il punto critico è già stato osservato con alcuni segnali allarmanti per quanto riguarda il collasso della Corrente del Golfo e altre correnti dell’Atlantico, con una quasi totale perdita di stabilità. Lo studio sull’Amazzonia, condotto da ricercatori tedeschi e britannici, è stato pubblicato su Nature Climate Change. Per realizzarlo, sono stati confrontati i dati satellitari sulla massa di vegetazione dal 1991 al 2016.

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Molti ricercatori hanno ipotizzato che l’Amazzonia possa raggiungere il punto critico, ma il nostro studio dimostra che ci stiamo avvicinando inesorabilmente. Una perdita di resilienza del genere è preoccupante, la foresta amazzonica immagazzina grandi quantità di carbonio che potrebbero essere rilasciate in caso di deperimento, anche solo parziale” – ha spiegato il professor Niklas Boers, dell’Università di Monaco di Baviera – “Potrebbero esserci profonde implicazioni su scala globale, l’Amazzonia oltre a svolgere un ruolo chiave nel sistema climatico è anche il fattore che più velocemente si avvicina al punto critico“.

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Le aree più secche, rispetto a quelle umide, sono quelle che soffrono maggiormente la perdita di stabilità e, in caso di siccità o incendi, impiegano molto più tempo per il recupero. Tutta la regione amazzonica, come indicato anche da vari report dell’Ipcc, sta diventando sempre più secca. Un fenomeno concentrato soprattutto nelle aree in cui l’impatto dell’uomo è maggiore. E a causa degli incendi e della deforestazione, ormai l’Amazzonia emette più CO2 di quanta ne riesca ad assorbire. Il professor Boers ha però spiegato: “Non abbiamo ancora raggiunto il punto critico, abbiamo ancora una piccola speranza“. E lo conferma il collega Tim Lenton, dell’Università britannica di Exeter: “Se riusciamo ad arrestare la deforestazione, possiamo ancora ottenere risultati contro il cambiamento climatico“.

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