Territorio

Amazzonia, ecco l’alleanza guidata dal Papa per salvare il polmone verde del mondo

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Amazzonia. Cambiamenti climatici, riscaldamento globale, incendi.

Quello dell’Amazzonia è uno degli scenari in cui si sta consumando una tragedia che minaccia l’equilibrio climatico, ambientale e biologico del nostro Pianeta.

In tanti si sono spesi e si stanno spendendo per salvare il polmone verde della Terra, ma salvare la foresta amazzonica significa prima di tutto salvare chi la abita e le attività che ha sempre portato avanti.

Caetano Scannavino, coordinatore della ong “Saude e Alegria”, più volte minacciato di morte per le sue attività contro la deforestazione, e Vandria, leader del popolo Borari, la prima donna india laureata in legge, sono a Roma per il sinodo speciale sull’Amazzonia convocato da papa Francesco per domani. Oggi, i due leader intervengono a Roma alla conferenza “Difendiamo il nostro futuro”, organizzata da Europa Verde, per portare in Italia la voce delle popolazioni minacciate.

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Perché, dicono Scannavino e Vandria «quando si parla di Amazzonia troppo spesso si dimenticano gli indios, i primi custodi delle risorse e i più minacciati da chi accelera la deforestazione.

Che importanza ha per voi la convocazione di questo sinodo?

«Enorme – risponde Scannavino – contro gli indios è in atto un etnocidio, la sfrontatezza con cui il

presidente Bolsonaro ha ostentato il suo piano per gestire l’Amazzonia come meglio crede e aumentare le terre da sfruttare per la ricerca mineraria ha dato forza alle attività illegali. Il sinodo rafforza l’idea che c’è bisogno di un’alleanza per combattere e se a chiamare a raccolta è un un leader come papa Francesco, rispettato in tutto il mondo, la nostra lotta se ne avvantaggia».

Perché la minacciano di morte? La sua ong si occupa soprattutto di istruzione e diritto alla salute.

«In Amazzonia occuparsi di salute in zone come il Parà, da dove viene Vandria, significa soprattutto ridurre la mortalità infantile per inquinamento da mercurio e dall’acqua sporca. Significa cioè opporsi allo sfruttamento minerario i cui residui di lavorazione avvelenano l’ambiente.

E studiare significa conoscere i propri diritti, sapere che la legge brasiliana impone di consultare le

comunità locali per lo sfruttamento delle risorse nelle loro terre».

E se la deforestazione in Amazzonia fosse anche colpa nostra?

Il movimento dei Fridays for Future sta dando forza alla vostra lotta?

«Qualsiasi occasione per parlare delproblema aiuta la nostra causa e il movimento di opinione mondiale serve a sottolineare che la lotta degli indios non è una lotta contro Bolsonaro, è la lotta contro un sistema sociale che li vuole cacciare dalle loro terre in nome di uno sviluppo che non è tale».

Chi si oppone agli ambientalisti spesso argomenta che senza attività minerarie e agricole non può esserci sviluppo economico. Cosa risponde?

«Nessuno di noi è contrario alle attività economiche e le comunità indios non intendono fare dell’Amazzonia un santuario.

Bisogna però chiedersi che tipo di sviluppo vogliamo e chi deve beneficiare di queste attività. Basta

un esempio: nel Parà la coltivazione tradizionale delle palme açai frutta circa 6.200 euro per ettaro, mentre quella della soia, una delle colture responsabili della deforestazione, frutta 800 euro per ettaro. Bolsonaro dice che gli indios sono arretrati, invece ci sono ottimi esempi di imprese locali capaci di produrre senza distruggere l’ambiente. La potente lobby dei deforestatori vuole cacciare gli indios, invece le popolazioni locali sono una risorsa da valorizzare».

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Anche in Brasile ci sono state manifestazioni dei Fridays for Future, ritiene che il suo Paese stia prendendo coscienza del problema?

«La mobilitazione internazionale è stata cruciale per porre un freno alle politiche di Bolsonaro. La nostra società è più consapevole della necessità di un progetto nazionale per l’Amazzonia, perché

sviluppo non può significare fare nuove strade e nuove miniere. Deve passare il messaggio che gestire l’Amazzonia rispettando l’ambiente crea benefici globali e locali».

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