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Amazzonia, JBS colosso della carne “contribuisce alla deforestazione”

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Secondo le accuse il colosso della carne JBS è responsabile della deforestazione in Amazzonia in quanto non in grado di tracciare il percorso del bestiame acquistato dai fornitori indiretti.

JBS, la più grande azienda di lavorazione di carne del mondo, è stata accusata di aver contribuito alla deforestazione e ora la compagnia è sotto la pressione dei politici brasiliani e degli ambientalisti che chiedono più informazioni e trasparenza sulla catena di produzione.

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Secondo le accuse queste carenze indicano che JBS non sia in grado di assicurare che il bestiame che acquista non provenga da fattorie coinvolte nella deforestazione illegale. Il senatore Fabiano Contarato, che presiede la Commissione ambientale, ha convocato in un udienza al congresso il Ministro dell’ambiente e dell’agricoltura Ricardo SallesQuesti fatti sono importanti e sono necessarie indagini rigorose. Questa è una forma di riciclaggio del bestiame”. Tra lo sdegno causato dai danni della deforestazione in Amazzonia e gli incendi legati all’allevamento di bestiame, la mancanza di trasparenza della compagnia non è in linea con gli sforzi della finanza globale. Il più grande fondo di investimento del mondo, BlackRock, ha annunciato che sostenibilità diventerà parte integrale dei suoi investimenti mentre il clima è stato l’argomento più discusso al World Economic Forum di Davos.

JBS non è in grado di monitorare gran parte dei suoi fornitori. Si tratta di un grande problema per l’intera industria della carne in Brasil, considerando che le altre compagnie come Marfrig, hanno fatto passi avanti e stanno prendendo le misure adeguate per risolvere il problema. JBS si è rifiutata di rispondere direttamente alle domande su quanta parte del suo bestiame provenga dai cosiddetti “fornitori indiretti”. Ulteriori critiche sono state mosse al livello di controllo della catena di produzione, in cui viene indicato chiaramente che “non esiste un sistema di verifiche” per i fornitori indiretti. “Questo va completamente contro i principi etici del legame con i consumatori” ha spiegato Marina Silva, ex ministro dell’ambiente “questi controlli si risolvono sempre in un nulla di fatto”.

Lo scorso anno le indagini condotte dal Guardian, Reporter Brasil e dal Bureau of Investigative Journalism hanno mostrato come la domanda di carne a livello globale stia contribuendo alla deforestazione dell’Amazzonia e che gli incendi erano tre volte più frequenti nelle aree dedicate al pascolo. JBS effettua controlli sofisticati per il bestiame che raggiunge i suoi macelli dalle aziende agricole a “ciclo completo” della Amazzonia, dove i bovini vengono allevati dalla nascita al macello. Queste aziende vengono anche chiamate “fornitori diretti“. “Il sistema di monitoraggio di JBS in Amazzonia copre oltre 300,000 km2, un’area più grande della Germania, e valuta oltre 50,000 allevatori ogni giorni. Secondo i dati abbiamo sospeso oltre 8,000 forniture a causa dell’inadempienza”. Ma questo è solo una parte del disegno completo. JBS non monitora i suoi fornitori indiretti. Si tratta delle fattorie dove il bestiame nasce o di quelle in cui viene fatto ingrassare, per poi essere venduto agli allevamenti o ai macelli.

Lo scorso anno Marfrig ha ammesso che il 53% della propria produzione di bestiame proviene da fornitori indiretti mentre JBS si è rifiutata di dare indicazioni dettagliate. E questo secondo ambientalisti, investigatori e ricercatori è un gran problema. “Le catene di produzione del bestiame solitamente sono molto fluide e i produttori possono svolgere differenti ruoli e vendere sia a fornitori diretti che indiretti” ha spiegato Holly Gibbs, professoressa di geografia all’University of Wisconsin. Secondo le sue ricerche l’80% dei fornitori diretti dell’Amazzonia fanno acquisti da altre proprietà. “I fornitori diretti spesso posseggono più proprietà ma solo una di queste viene monitorata. Le compagnie che producono carne monitorano i fornitori diretti ma ci sono così tanti buchi nella produzione da cui i fornitori indiretti possono entrare e uscire”.

 

Nel 2009 un report di Greenpeace ha costretto JBS, Marfrig e Minerva, un altro colosso della carne, a firmare un accordo sul bestiame. Le compagnie hanno promesso di non comprare più dai fornitori diretti coinvolti nella deforestazione e di espandere l’impegno per includere anche i fornitori indiretti entro due anni. Lo stesso anno i procuratori federali degli Stati dell’Amazzonia hanno firmato un accordo con più di dieci compagnie, tra cui JBS, Marfrig e Minerva. Daniel Azered, procuratore federale con un ruolo chiave nell’accordo, ha spiegato che la deforestazione è diminuita, spiegando però che “si tratta solamente di fornitori diretti, quelli che vendono la carne ai macelli e non agli altri allevamenti”. La clausola per l’introduzione del monitoraggio sui fornitori indiretti non aveva una data di scadenza.

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Nel 2017, JBS è stata multata di 4.2 milioni di dollari da Ibama, l’agenzia governativa ambientale brasiliana, per aver acquistato 49,000 bestie provenienti dalle aree che hanno sofferto la deforestazione. A seguito della multa Greenpeace si è ritirata dall’accordo “Continuando a lavorare con loro metteremmo a rischio la nostra credibilità”. L’accordo con i prosecutori è ancora valido ma Azeredo crede che le compagnie debbano fare di più: “Tutte le compagnie che lavorano in Amazzonia sanno che i produttori indiretti rappresentano un serio problema”. Parlando di questi problemi, JBS ha indicato che nel report prodotto da DNV.GL non sono state trovate irregolarità relative alla deforestazione nelle 7,140 transazioni del 2018 relative al bestiame in Amazzonia. Ma nel report del 2019 è presente un cavillo, come fatto per l’anno precedente: “Per quanto riguarda i fornitori indiretti, JBS, e l’industria in generale, non dispongono ancora di un sistema di verifica”.

I critici hanno fatto domanda per un audit che controlli l’intera catena di produzione: “Nessuno acquista animali di cui non si conosce la provenienza e lo stato di salute” ha spiegato Prem Sikka, professore di finanza dell’Università di Sheffieldse dovesse esistere una traccia, questo renderebbe le omissioni degli auditors ancora più pericolose“. DNV.GL ha condotto gli audits per Marfrig dal 2011 e per JBS dal 2018. “Il nostro ruolo è quello di valutare l’aderenza ai criteri minimi per le transazioni con gli allevatori e i produttori di carne su scala industriale” ha spiegato un portavoce di DNV.GL, riferendosi all’accordo con Greenpeace senza menzionare il monitoraggio dei fornitori che sarebbe dovuto iniziare nel 2011. “Abbiamo richiesto informazioni sui fornitori indiretti ma le compagnie non sono state in grado di fornirle. In ogni caso ne è stata messa in dubbio la conformità“.

Nel caso dei fornitori indiretti, JBS non è stata in grado di implementare un processo di tracciabilità. Dal 2013 Marfrig ha creato un meccanismo chiamato RFI, con il quale l’allevatore che vende il bestiame è costretto a dichiarare il nome del fornitore, il nome della fattoria e il codice fiscale. Un portavoce della compagnia ha affermato che il 30% della sua fornitura di bestiame in Amazzonia rispetta questa forma e che sta lavorando con il WWF e altre ONG per migliorare la propria trasparenza.

Per me l’ RFI è un ottimo strumento anche se volontario” ha spiegato Mauro Armelin, direttore di Friends of the Earth Brazil. Armelin sostiene inoltre che il sistema di monitoraggio possa disporre di informazioni statali e federali sui movimenti di bestiame ma dallo scorso anno il governo brasiliano ha ristretto l’accesso ai documenti sanitari. “E’ fondamentale che questi dati siano disponibili. E’ difficile monitorare i fornitori indiretti” ha spiegato Gibbs. DNV.GL ha fatto sapere che i documenti del governo “non sono pubblici” e che JBS e le altre compagnie non riescono ad accedere ai dati ministeriali. Ma altri ricercatori sono riusciti ad accedervi e usando i dati del governo brasiliano, l’University of Wisconsin e la US National Wildlife Federation hanno sviluppato il proprio sistema di monitoraggio: “Visipec, un cloud gratuito che può essere collegato ai sistemi di monitoraggio delle compagnie”.

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Nella giornata di giovedì 20 febbraio è stato reso noto che JBS ha avviato il processo per acquistare il colosso degli imballaggi di carne americano, Empire Packing Compagny, per 238 milioni di dollari.

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