Un gruppo di leader indigeni viaggerà in diverse nazioni del vecchio continente in un tour di trentacinque giorni per chiedere all’Unione Europea di ritirare gli accordi commerciali con molte nazioni del Sud America.

Una delegazione di leader indigeni ha fatto sapere che viaggerà in Europa per chiedere il supporto politico europeo contro le incursioni di falegnami ed allevatori e il conseguente sviluppo industriale della Foresta amazzonica.  Molti hanno puntato il dito contro il Presidente Jair Bolsonaro che ha ridotto i fondi alla protezione ambientale e ha promesso di voler concedere parte dell’Amazzonia a miniere e agricoltura.

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Sonia Guajajara, ex candidata alla vicepresidenza e figura importante negli sforzi per proteggere l’Amazzonia, ha fatto sapere a The Associated Press che il suo gruppo visiterà una dozzina di paesi europei in un tour di trentacinque giorni nel continente. Molti paesi europei hanno investito in programmi di protezione della foresta pluviale. La delegazione si incontrerà con politici, leader religiosi, multinazionali e attivisti.

Lo scopo del viaggio sarà quello di convincere l’Unione Europea ad annullare l’accordo con alcuni paesi del Sud America che porterebbe ad ulteriore devastazione dell’area, secondo gli indigeni.

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Gli incendi utilizzati per pulire il terreno dalle sterpaglie sono aumentati drasticamente tra luglio e agosto, causando un’allerta internazionale in una regione considerata fondamentale per contrastare il cambiamento climatico.

Dopo aver ceduto alle forti pressioni internazionali, Bolsonaro ha impiegato le forze armate in amazzonia e imposto un divieto di sessanta giorni agli incendi. C’è stato un calo ad ottobre coinciso con l’inizio della stagione delle piogge in Amazzonia che solitamente inizia a metà settembre.

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Questi provvedimenti non hanno fermato del tutto le fiamme, con mille incendi registrati nei primi giorni di novembre. Martedì un gruppo di indigeni ha protestato fuori dal Consiglio Europeo a Bruxelles per gli incendi in Amazzonia. I protestanti hanno manifestato con striscioni e cartelloni, di cui uno con la foto di Paulo Paulino Guajajara, l’indigeno ucciso durante un’irruzione illegale di taglialegna venerdì scorso nello stato del Maranhao.

Celia Xakriaba, un’attivista brasiliana della regione di Cerrado, ha detto che l’obiettivo della protesta era di far luce sui danni subiti non solo dalle riserve degli indigeni ma anche da tutto l’ecosistema brasiliano. “Gli incendi hanno una diretta influenza perché lo stesso incendio che brucia in Amazzonia in realtà fa più danni alla regione tropicale del Cerrado, che occupa il 55% del territorio brasiliano e subisce molti più danni dell’Amazzonia”.

L’attivista ha aggiunto: “Avremmo voluto essere qui per altre ragioni ma tristemente la ragione per cui siamo qui è che il capitalismo ci sta uccidendo”.

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