Amazzonia senza pace: anche se il numero diminuisce, la foresta resta sempre più minacciata dagli incendi. Insieme alla deforestazione, i roghi hanno un impatto terribile sulla biodiversità, come conferma uno studio.

L’Amazzonia senza pace. Anche se il numero assoluto è in leggera diminuzione da un anno a questa parte, la foresta resta sempre più minacciata dagli incendi. L’agenzia spaziale del Brasile (Inpe), solo nell’ultimo mese, ha registrato oltre 28mila roghi: un dato inferiore del 4,3% rispetto all’agosto 2020, ma ancora nettamente superiore della media decennale di 18mila precedente all’insediamento di Jair Bolsonaro nel 2019.

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Durante l’attuale mandato del presidente del Brasile, favorevole alla deforestazione per l’attività agricola e per le estrazioni, l’Amazzonia ha perso 10mila chilometri quadrati di foresta: un dato nettamente superiore alla media del decennio precedente. Lo riporta Phys, che segnala anche come il numero assoluto di roghi sia aumentato. “L’aumento dal 2019 a oggi ha raggiunto livelli assurdi, ormai siamo di fronte ad uno standard Bolsonaro“, ha spiegato Cristiane Mazzetti, attivista di Greenpeace.

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Nell’Amazzonia, caratterizzata da un clima molto umido, secondo gli scienziati non sono possibili incendi per autocombustione. I roghi si originano soprattutto con le temperature più calde e secche, da agosto e novembre, ma anche quando agricoltori, allevatori e speculatori edilizi abbattono e bruciano alberi per liberare terra. Il fenomeno è quasi triplicato da quando Jair Bolsonaro è diventato presidente, anche se si è lontani dal record negativo dell’agosto 2005, quando furono registrati 63.764 diversi incendi. Va ricordato che l’Inpe monitora accuratamente gli incendi dal 1998.

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Ane Alencar, direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca ambientale dell’Amazzonia (Ipam), ha spiegato: “Quest’anno la stagione degli incendi dipenderà ancora di più da fattori climatici come le piogge. Ma stiamo tornando agli stessi livelli del 2019 e, soprattutto, ci stiamo abituando a numeri così allarmanti“. E come se non bastasse, quest’anno la siccità sta colpendo più duramente del solito in diverse zone dell’Amazzonia brasiliana.

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Intanto, un nuovo studio realizzato dall’Università dell’Arizona, pubblicato su Nature, ha permesso di calcolare l’impatto sulla biodiversità che hanno fenomeni come la deforestazione, gli incendi e la siccità nell’Amazzonia. I ricercatori hanno monitorato 14.500 specie tra piante e vertebrati presenti nella regione, confrontandoli con le osservazioni passate, relative agli ultimi due decenni. Lo studio ha permesso di scoprire che dal 2001 a oggi, in Amazzonia, tra i 103mila e i 190mila chilometri quadrati di foresta sono stati interessati da incendi, che hanno colpito il 95% delle specie viventi, di cui l’85% a rischio estinzione. Mentre le politiche forestali in Brasile dalla metà degli anni 2000 hanno permesso di rallentare la distruzione di habitat, tutto è cambiato dal 2019 a oggi.

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Le politiche forestali hanno un impatto enorme e diretto sulla biodiversità, all’Amazzonia serviva molto più tempo per riprendersi da quelli negativi. Di fatto, dal 2000 a oggi, la foresta amazzonica si è comportata come una macchina che frena e che, pur andando a una velocità inferiore, continua a muoversi. E dal 2019 ha ricominciato ad accelerare“, ha spiegato il professor Brian Enquist, coordinatore dello studio. Un altro ricercatore, Xiao Feng, che lavora all’Università della Florida, ha spiegato: “Questo studio ci fornisce una quantità importante di dati per capire gli impatti dell’attività dell’uomo sulla biodiversità e permette di evidenziare le interconnessioni“.

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L’Amazzonia, definita da sempre il ‘polmone verde della Terra’, oggi rappresenta il 40% delle foreste tropicali di tutto il Pianeta. Inoltre, ha un ruolo fondamentale per immagazzinare il carbonio dall’atmosfera e ospita il 10% delle specie presenti sulla Terra. Secondo Enquist, “diverse specie possono considerarsi virtualmente estinte già prima della perdita del loro habitat“. Un’altra autrice dello studio, la dottoressa Crystal McMichael dell’Università di Amsterdam, ha spiegato: “Il fuoco non fa parte del ciclo naturale delle foreste pluviali e le specie native non sono in grado di adattarsi agli incendi, come invece può accadere nelle foreste delle aree temperate. Gli incendi continui possono causare cambiamenti irreversibili e di massa sia nella composizione delle specie, sia nell’intero ecosistema“.

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Dagli anni ’60, l’Amazzonia ha perso il 20% del proprio patrimonio boschivo a causa di incendi e deforestazione. Con l’aumentare della frequenza di questi fenomeni, però, la situazione rischia di diventare irreversibile. E, come ammonisce un altro ricercatore, il professor Paulo Brando dell’Università della California, “ci sono voluti diversi decenni per rallentare la perdita di biodiversità e pochi anni per accelerarla“.

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