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Amazzonia, la deforestazione porterà a nuove pandemie in futuro

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Gli esperti temono che la deforestazione in Amazzonia possa essere alla base di future pandemie poiché, distruggendo gli habitat naturali, spinge gli animali ad un maggiore contatto con gli umani.

Dal suo arrivo in Brasile, il COVID-19 ha diviso la nazione: c’è chi chiede misure più stringenti per contenere la diffusione del virus come il Ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta e chi, come il Presidente Jair Bolsonaro, sostiene che l’economia non possa fermarsi per una “leggera influenza“.

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Non si tratta di una novità: dall’inizio del suo incarico Bolsonaro ha sempre cercato di smentire gli scienziati sui rischi delle conseguenze delle attività umane sulla natura. Lo scorso anno al centro della discussione c’erano gli incendi e la deforestazione in Amazzonia; gli esperti sostengono che il coronavirus e la deforestazione abbiano almeno un legame in comune: entrambi sono prodotti della devastazione causata dall’uomo. Sebbene il coronavirus sia legato alla distruzione della biodiversità e al commercio degli animali, i ricercatori affermano che la deforestazione in Amazonia stia creando le condizioni per future pandemie. “I vertebrati come i roditori, i pipistrelli e i primati trasportano malattie che sono nuove per l’uomo ed è chiaro che, distruggendo i loro habitat, aumentiamo le possibilità di contatto con gli animali e questo crea nuove patologie” ha spiegato Andy MacDonald dell’ Institute of Geosciences. Nel 2008 un team di ricercatori ha scoperto che il 60% delle 335 malattie nate dal 1960 e 2004 provengono dagli animali.

Uno dei principali fattori di trasmissione è dovuto dalla distruzione degli habitat, in particolare le foreste tropicali. “In media uno su tre focolai di malattie nuove ed emergenti è collegato a cambiamenti nell’uso del suolo, come la deforestazione” secondo Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance e autore di uno studio intitolato “Infectious disease emergence and economics of altered landscapes”. Tra le malattie legate ad un cambiamento nell’uso del suo possono essere incluse l’HIV, l’Ebola, la Zika e secondo nuove ricerche ora anche il COVID-19. Un modo in cui la deforestazione porta all’emergere di nuove malattie è attraverso gli incendi. Un esempio può essere quello del 1988 quando gli incendi in Indonesia hanno creato le condizioni per la diffusione del virus Nipah, che ha un tasso di morbosità tra il 40 e il 70%.

 

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Si prevede che gli incendi in Amazonia peggioreranno di molto, poiché l’industria agroalimentare li utilizza per ripulire le foreste abbattute. “Un cambiamento improvviso nell’ambiente ha un impatto sugli animali, tra cui le scimmie. Con l’assenza del proprio habitat e di cibo diventano più suscettibili alle malattie, tra cui la febbre gialla”. Questo scimmie vengono punte dalle zanzare che poi trasportano il virus nell’uomo.  Un processo simile sta avvenendo in Amazzonia. Inoltre la distruzione delle foreste contribuisce alla diffusione di malattie già note, come la malaria. Il team di McDonald ha calcolato che nel 2008, un aumento del 10% della deforestazione ha portato ad un aumento del 3.3% della trasmissione della malaria, con circa 10,000 nuovi casi nella regione.

 

Il Congresso Brasiliano ora è chiamato a decidere se trasformare in legge il decreto Misure Provvisorie MP 910 del Presidente Bolsonaro. Il decreto premia chi ha abbattuto illegalmente le foreste su terreni pubblici in Amazzonia prima del dicembre 2018, regolarizzando la loro occupazione illegale e consentendo l’acquisto della proprietà a prezzi notevolmente ridotti. Secondo IMAZON, il decreto potrebbe portare ad un aumento della deforestazione di 16,000 km2 in 7 anni. Un altro problema riguarda l’invasione delle terre indigene. Le popolazioni indigene in tutta l’America Latina stanno cercando di attirare l’attenzione sulla gravità della crisi ambientale globale, che credono abbia causato l’epidemia di COVID-19. “Il Coronavirus sta dicendo al mondo quello che noi diciamo da anni. Se non proteggiamo la natura e la biodiversità ci troveremo a fronteggiare minacce più gravi di questa” ha spiegato Levi Sucre Romero. Dinamam Tuxá di APIB sostiene che “la cura per la prossima pandemia, e forse anche per quella in corso, debba essere trovata nella biodiversità delle terre indigene. Per questo dobbiamo proteggere le terre e i nostri diritti. Il futuro dipende da noi”.

 

 

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Gli scienziati hanno avvertito per anni del rischio di pandemie come il COVID-19 e lo stesso hanno fatto per i cambiamenti climatici. Una grande sfida del mondo sarà quella di riprendersi dalla recessione economica globale senza aggravare ulteriormente la crisi climatica. Se la deforestazione tropicale dovesse continuare senza controllo, potremmo a malapena riprenderci da una pandemia prima di doverne affrontare un’altra e potrebbe scoppiare ovunque: Amazzonia, Congo, Indonesia o addirittura molto al di là della zona tropicale, nell’Artico, dove il permafrost si sta sciogliendo rapidamente, scongelando virus sconosciuti e dormienti. In questo caso il COVID-19 potrebbe essere solamente un presagio di pandemie molto peggiori.

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