Nonostante le promesse del Brasile, i dati sull’Amazzonia sono sempre più allarmanti. La deforestazione ha raggiunto un livello record negli ultimi 15 anni.

In Amazzonia l’allarme deforestazione è sempre più grave e, nonostante le promesse del Brasile, i dati dimostrano che tra il 2020 e il 2021 si è raggiunto un livello record negli ultimi 15 anni. Secondo l’Istituto di ricerche spaziali del Brasile (Inpe), la deforestazione nel giro di appena un anno è aumentata del 25%, con la perdita di 13.235 chilometri quadrati di foresta andati perduti.

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A darne notizia anche la BBC. Nonostante alla Cop26 il Brasile abbia promesso di fermare la deforestazione entro il 2030, quello annunciato dai dati dell’Inpe è l’incremento più alto dal 2006 a oggi.

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Il Brasile, non nuovo a giustificazioni fantasiose e paradossali, si è difeso così, tramite le parole del ministro dell’Ambiente, Joaquim Leite: “Questi dati per noi sono una sfida e dobbiamo essere più decisi nell’affrontare certi crimini, ma quegli stessi dati non sono aggiornati e non riflettono con esattezza la situazione degli ultimi mesi“. Ad ogni modo, i dati Inpe sono una dura prova contro l’attendibilità dell’amministrazione Bolsonaro ed il presidente brasiliano aveva già accusato l’Istituto nel 2019, sempre riguardo alle statistiche sulla deforestazione, di minare la reputazione del Paese.

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Alla Cop26, il Brasile ha firmato un accordo per fronteggiare la deforestazione e favorire la ricostruzione di un ecosistema fondamentale per l’assorbimento del carbonio, oltre che l’habitat naturale di tante specie animali e popolazioni indigene. L’accordo prevede lo stanziamento di oltre 16 miliardi di euro, tra fondi pubblici e privati, per risarcire le comunità indigene e i Paesi in via di sviluppo, oltre che per incrementare gli strumenti di contrasto alla deforestazione e agli incendi. Un piccolo passo in avanti, ma viste le politiche ambientali del Brasile l’impressione è che per raggiungere risultati concreti servirà una maratona.

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