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Amazzonia, arrestate 30 persone coinvolte in attività criminali all’interno della foresta

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La polizia brasiliana ha arrestato 30 persone legate alla deforestazione illegale in Amazzonia; tra le accuse anche l’abbattimento di 9,000 alberi ultracentenari.

La polizia brasiliana ha chiuso una decina di segherie illegali nella Foresta Amazzonica durante un raid, nel quale ha arrestato anche 30 persone accusate di essere coinvolte in attività di disboscamento illegale. Le segherie si trovavano vicino Manaus, capitale dello stato di Amazonas, lo stato con la più grande foresta pluviale del Brasile.

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Della rete criminale fanno parte taglialegna, lavoratori della segheria, produttori di mobili e autisti, nonché funzionari pubblici che prendevano tangenti secondo la polizia. La rete è responsabile dell’abbattimento di oltre 9,000 alberi ultracentenari nel giro di 10 mesi.

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La deforestazione in Amazzonia è in continuo aumento: tra gennaio e aprile 2020 la deforestazione è cresciuta del 55% rispetto allo scorso anno. Circa il 99% della deforestazione del 2019 è risultata essere illegale secondo Mapbiomas.

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Gli ambientalisti ritengono responsabile il Presidente Jair Bolsonaro, che più volte ha fatto intendere di voler aprire la Foresta amazzonica a taglialegna, minatori e agricoltori., con la scusa di volere far emergere le persone del posto dallo stato di povertà in cui vivono. Inoltre Bolsonaro sostiene di essere stato ingiustamente demonizzato dalla stampa e dalla comunità internazionale.

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