Un dossier della ong Oceana punta il dito contro l’azienda di Jeff Bezos e chiede una sensibile riduzione degli imballaggi in plastica.

Amazon accusata di greenwashing. Da tempo il colosso dell’e-commerce ha varato una politica di maggiore sostenibilità ambientale, ma ora arriva una pesante accusa, contenuta in un dossier della ong Oceana. Nel 2020, rispetto all’anno precedente, l’utilizzo della plastica sarebbe aumentato del 29%, passando dai 211 milioni di kg nel 2019 a 271 milioni di kg. Inoltre, più di un terzo dei rifiuti in plastica è finito nella acque di fiumi, laghi e oceani. Nel rapporto viene fatta una stima: “Questa quantità è approssimativamente equivalente al carico di plastica di un furgone che viene scaricato nei principali fiumi, laghi e oceani ogni 67 minuti“.

 

Ashley Wallis, attivista di Oceana Canada, ha sottolineato che “il tasso allarmante di utilizzo da parte di Amazon arriva proprio quando l’Onu ha definito la plastica la più grande minaccia per l’ambiente dopo il cambiamento climatico“. Oceana ha anche varato una petizione che tutti gli utenti di Amazon posso firmare per chiedere una riduzione dell’uso della plastica negli imballaggi del colosso dell’e-commerce.

Dal canto suo, Amazon si è difesa dalle accuse. “Nel rapporto il nostro utilizzo di plastica è stato sopravvalutato di oltre il 300% e sono state utilizzate ipotesi obsolete sulle fonti di rifiuti di plastica che entrano nei nostri oceani ” – precisa l’azienda – “Abbiamo già apportato notevoli e rapidi progressi nella riduzione o nella rimozione della plastica monouso dai materiali di imballaggio in tutto il mondo“.

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