Per tagliare il livello di emissioni pro-capite per ogni merce consegnata, Amazon ha deciso di puntare sugli hub di micromobilità sostenibile a Milano, Napoli, Bologna e Genova. Il servizio video

Comprare online costa anche in termini di emissioni climalteranti. E a pesare maggiormente è il cosiddetto “ultimo miglio”, cioè il tratto finale del viaggio che le merci fanno prima di arrivare a casa degli acquirenti.

Nell’ottica di tagliare le emissioni legate all’e-commerce, Amazon ha deciso di puntare anche in Italia sul rafforzamento degli hub di micromobilità in quattro città: Milano, Napoli, Genova e Bologna.

Funzionerà così: i prodotti acquistati arriveranno tutti insieme in un unico centro e da qui saranno smistati all’interno della città. Ma a farlo saranno fattorini muniti di mezzi a basse o zero emissioni.

Scooter elettrici a tre ruote, cargo bike o addirittura consegne a piedi. In questo modo le emissioni pro-capite per ogni prodotto consegnato diventeranno decisamente più basse.

Amazon e la strategia “zero emissioni nette”

In parte funziona già così. Ma Amazon ha intenzione di rafforzare questa modalità di consegna per farla diventare l’unica disponibile lì dove le condizioni urbanistiche le permettono.

Inoltre, eliminando furgoni e auto per le consegne del big dell’e-commerce dalle strade cittadine, si guadagnerà anche in termini di traffico e inquinamento acustico.

La decisione di Amazon rientra nella più generale strategia per raggiungere zero emissioni nette di CO2 entro il 2040. Un obiettivo necessario per l’azienda che per crescere deve rispondere alle domande – sempre più insistenti – di sostenibilità da parte dei consumatori.

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