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AMAZON, BLACK FRIDAY A RISCHIO. SCIOPERO A PIACENZA

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Roma. Tanto tuonò che piovve. È arrivato lo sciopero generale nei magazzini europei del colosso dell’e-commerce di Piacenza, dove i sindacati territoriali del comparto terziario del commercio hanno messo un blocco alle attività lavorative. Insomma un venerdì che rischia di diventare davvero nero per la Amazon, gigante dell’ecommerce, da tempo al centro di polemiche e accuse da dipendenti e sindacati.

Ecco che 500 dei 1600 dipendenti del magazzino piacentino hanno chiesto il fermo ai rappresentanti dei sindacati FISASCAT CISL, FILCAMS CGIL, UGL TERZIARIO e UilTUC UIL, dopo le assemblee dei giorni scorsi. Uno sciopero che parte dalla denuncia di numerose criticità.

Condizioni di vita disumane per i lavoratori, senza compenso per gli straordinari e con orari di lavoro inaccettabili. Per questo, i dipendenti hanno scelto di creare il caso, e proprio nel nel giorno in cui gli sconti fanno salire le vendite a picco.

Niente smistamenti e nessun ordine Amazon sarà pronto, in un fermo che durerà fino alla mattina del 25 novembre. Nessun cliente riceverà il suo acquisto nell’atteso Black friday, se dietro quell’acquisto si nasconde l’insoddisfazione dei lavoratori di Piacenza.

L’obiettivo non è creare un danno economico all’azienda, ma solo un disagio che subirà anche il cliente proprio per accendere l’attenzione sulle richieste dei lavoratori – ha dichiarato Francesco Benedetti, rappresentante territoriale FISASCAT CISL – trovare lavoratori dentro Amazon che ci mettano la faccia e si mettano in gioco è difficile, ma se sta accadendo vuol dire che le condizioni sono ormai diventate insostenibili.”

Lavoratori costretti a lavorare in notturna no stop per più di un mese, tra polsi doloranti e attacchi di panico. Ed è solo una parte del racconto di denuncia.

Una storia che però non ha del nuovo. Già nel 2015 un’inchiesta del New York Times aveva denunciato le condizioni precarie dei lavoratori Amazon, poi negate dall’azienda. E sempre nel 2015 una delle sedi tedesche della società aveva bloccato le attività in pieno periodo natalizio. A lamentarsi anche l’Inghilterra, con la campagna di boicottaggio “Amazon free challenge”.

La vicenda piacentina non è che l’ennesimo episodio di un disagio che va avanti da anni.

Un problema che parte dalla forma contrattuale dei dipendenti del colosso. A livello normativo, Amazon “non riguarda il comparto logistico, ma quello terziario, con paga prevista da CNL di 1200/1250 euro al mese”. L’azienda si rifiuta di applicare un contratto nuovo, con migliori condizioni economiche, attaccandosi al rispetto esclusivo del contratto nazionale.

Sulle retribuzioni ha riposto l’azienda, parlando di “giusto riconoscimento contrattuale”. Ma sembrerebbe che i soldi siano l’ultimo dei problemi per i lavoratori, che lamentano le precarie condizioni di vita e l’inesistente tutela della salute. “Amazon è una catena di montaggio dove l’uomo è al servizio della macchina e non il contrario”, ha ben riassunto Francesca Benedetti.

Ma non è tutto. Dipendenti e sindacati hanno “proclamato fino al 31 dicembre il blocco degli straordinari da parte dei lavoratori” e hanno chiesto ad Amazon un extra in busta paga per la fine dell’anno, come compenso per i “lavori massacranti”. Dall’azienda, solo risposte negative.

Una battaglia contro i colossi e-commerce a cui partecipa anche il segmento retail.Concorrenza sleale” è l’accusa delle catene commerciali italiane, contro i privilegi dei negozi online che sfruttano la deregulation. Proprio Amazon in Italia avrebbe evaso 130 milioni di Ires tra il 2009 e il 2014. Mentre gli operatori commerciali, solo lo scorso anno, hanno versato 7 miliardi di euro nelle casse dello Stato tra imposte e contributi. Intanto, è partita la protesta della grande distribuzione che ha presentato un Manifesto per regolamentare anche la digital economy.

Si muovono i dipendenti. Si muove la piccola e grande distribuzione.

Si attende il prossimo passo. Mentre l’avanzata dell’economia del click appare sempre più inarrestabile.

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