A Roma e in oltre 40 città italiane presidi e cortei degli studenti per protestare contro le modalità con cui vengono svolti alcuni stage e l’eliminazione di questo programma. “Chiediamo le dimissioni della ministra Lamorgese”, affermano i manifestanti.

Quello che sta succedendo in Italia è sotto gli occhi di tutti. Questa è la scuola che hanno voluto governi e padroni. Il 18 febbraio gli studenti in piazza in tutta Italia contro alternanza, maturità e repressione subita”. Questa la voce degli studenti che si sono mobilitati in oltre 40 città, da Roma a Milano. Al centro della protesta soprattutto l’alternanza scuola-lavoro e tutte le situazioni in cui gli studenti iniziano a lavorare come parte del loro progetto formativo.

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Dopo la morte di Lorenzo, un 18enne rimasto ucciso mentre stava svolgendo un apprendistato previsto dal suo corso di studi, della sicurezza degli alunni si è tornato a parlare anche negli ultimi giorni per via della morte di un altro giovane Giuseppe, che ha perso la vita in un incidente stradale nel Fermano mentre era a bordo del furgone di una ditta di termo-idraulica presso cui stava facendo uno stage.

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Chiediamo al governo che quello che abbiamo visto in questi mesi non accada mai più, che non muoia più nessuno all’interno dei luoghi di alternanza e chiediamo che vengano garantiti salari e diritti, crediamo che non sia possibile vedere migliaia di studenti nelle scuole impiegati nel lavoro gratuito a favore delle aziende. E’ importante garantire una formazione della persona a tutto tondo“, afferma a TeleAmbiente Flavia Lepizzera, Fronte della Gioventù Comunista.

Chiediamo anche le dimissioni della ministra Lamorgese – afferma Cristian Morgante del Liceo Leopoldo Pirelli – La morte di Lorenzo e di Giuseppe per il governo e le grandi industrie sarà solo un numero, ma per noi non lo è. Arrivare alla morte di due studenti come noi è qualcosa di assurdo. Chiediamo una vera e propria revisione dell’alternanza scuola-lavoro per poterci mettere anche noi a dare una mano sulla sua attuazione. Non sono questi i termini in cui deve essere fatta, non retribuita e non in una scuola sicura“.

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