Altaroma 2019, A.I. Artisanal Intelligence presenta The Shape of Water

Si è conclusa Altaroma 2019, quattro giorni dedicati alla moda presso il Prati Bus District di Roma. Anche in questa edizione, A.I Artisanal Intelligence riconferma il suo percorso da anni incentrato sul coinvolgimento diretto del pubblico che, invertendo gli stereotipi dell’immaginario comune, diventa parte attiva di in un processo di conoscenza ed apprendimento, attraverso laboratori di approfondimento.

Due giorni di esposizione e workshop in cui il pubblico è stato immerso in una dimensione che parla di sostenibilità, conservazione e salvaguardia ambientale. In linea con la necessità di dare voce ad una realtà sempre più attuale e contemporanea, l’attenzione è posta non solo sui materiali di scarto, che vengono reinventati e resi attuali, ma anche sull’importanza di definire, consolidare e diffondere lo stile migrante come vera e propria tendenza di moda.

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La diversità è accolta come uno spunto di crescita, apertura delle proprie vedute ed arricchimento personale.  Emblematico è il nome scelto per il progetto: A.I. “The Shape of the Water”. L’acqua è intesa come elemento di trasformazione e metamorfosi, in perenne evoluzione e rinnovo. Nel suo continuo scorrere è simbolo di rinascita e purezza, nonché del legame tra uomo e pianeta, che rende evidente la necessità, sempre più impellente, di vivere in modo responsabile.

Contro l’industria inquinante arriva la fashion revolution

“In questa edizione Artisanal Intelligence presenta Shape of Water dove l’acqua è il luogo metaforico dell’invenzione, la reinvenzione, la rielaborazione di noi stessi. Il posto di passaggio per rinascere con una selezione di creativi fatta in collaborazione con il collettivo artistico Nation.25, piattaforma partecipativa fondata nel 2015 da Elena Abbiatici, Sara Alberani e Caterina Pecchioli, che vuole dare voce al popolo migrante, il quale nel 2015 rappresentava demograficamente la venticinquesima Nazione più popolata al mondo”, spiega la curatrice Clara Tosi Pamphili, storica della moda e vicepresidente del Palazzo delle Esposizioni di Roma. “Da ormai quattro anni”, aggiunge, “il collettivo organizza il Nationless Pavilion alla Biennale di Venezia e ha collaborato con istituzioni affermate nel campo della cultura e della formazione quali l’Ateneo di Firenze, l’Orientale di Napoli, la Biennale di Istanbul, nonché con diverse associazioni e cooperative della rete di accoglienza di Lazio, Toscana, Veneto e Puglia. Accanto a Talking Hands- con le mani mi racconto, realtà solida del trevigiano che lavora insieme al Lanificio Paoletti, ci sono altri tre gruppi di designer con la natura di richiedenti asilo. Figure che sono arrivate da noi e con le quali abbiamo cercato di capire come si relazionano davanti ad un altro luogo, in una forma di trasformazione di se stessi di cui la moda è il segno visibile. La parte di ricerca scientifica è affidata ad Emersum Impact Lab che studia la certificazione di ciò che indossiamo, l’impatto ambientale che porta alla terra in cui viviamo, ma anche come aggiustare il tiro. Speriamo in un domani in cui il prezzo da pagare sarà diverso. Un prezzo che comprenda il rimboschimento ovvero gli abiti che abbiamo abbattuto con la nostra maglietta”.

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Simbolo della trasformazione attraverso la reinvenzione di un materiale scartato, sono alcuni pezzi di archivio della collezione “From Somewhere di Orsola de Castro”, una delle fondatrici di “Fashion Revolution”.

From Somewhere è un marchio di moda creativo e sostenibile fondato nel 1997 che da inizio alla filosofia attuale di produzione circolare e responsabile. È stato uno dei primi brand ad intendere le industrie della moda come produttrici di immensi rifiuti, e a pensare al recupero e all’upcycling come soluzione progettuale per una sfida ambientale. Tutte le collezioni womenswear sono state realizzate con rifiuti tessili di lusso pre-consumo come prove, campioni, e tagli di produzione.

Il Mondo della Moda e la Sostenibilità-Duna Algeri

L’idea nasce dalla collaborazione con Speedo lanciata da Estethica nel 2010 a seguito della decisione della FINA (Federazione Internazionale di Nuoto) di eliminare i costumi da record LZR Racer: questi ultimi, scartati, diventeranno due collezioni interamente realizzate con materiale in eccedenza, per poi essere vendute attraverso partnership esclusive con Selfridges, Yoox ed Asos, fino al lancio dell’Unity Dress, un pezzo unico proposto durante i Giochi Olimpici di Londra nel 2012. I creatori di Somewhere, Orsola de Castro e Filippo Ricci saranno poi anche i fondatori e curatori della piattaforma di produzione ed esposizione sostenibile Estethica del British Fashion Council alla London Fashion Week (2008-20016) e Reclaim To Wear. Il filo conduttore della reinvenzione ritorna nel progetto “B&W Black & White la tendenza migrante”.

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