Politica

Parco Gargano nel mirino degli allevatori, fauna selvatica danneggia business

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Allevatori. Stormi selvatici, cinghiali e lupi. Per gli allevatori pugliesi è guerra aperta.

L’area che circonda il Parco Nazionale del Gargano è castamente presa di mira dagli uccelli selvatici che spogliano gli ulivi centenari, lasciano gli olivicoltori con il raccolto dimezzato, ma soprattutto stanno gettando sul lastrico gli allevatori di bufale della zona, quelli che producono le mozzarelle.

Gli uccelli sottraggono il mangime ai bovini, e se gli animali mangiano di meno producono meno latte.

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Ma non solo, a mettere a repentaglio il raccolto ci sono anche i cinghiali, che ormai sono arrivati a pesare 1,3 quintali, più dei maiali.

E poi ci sono i lupi, che così tanti da queste parti non se ne vedevano da cinquant’anni.

Ma la colpa di chi è?

Del Parco Nazionale del Gargano, dicono i contadini, perché è stato proprio l’ente ad aver reintrodotto nell’area questi animali selvatici.

Poi la situazione è scappata di mano.

Una situazione insostenibile che ha spinto 500 tra allevatori e viticoltori della zona, a riunirsi in un’associazione, con l’intenzione di imboccare le vie legali e intraprendere un’azione congiunta contro l’ente parco e la Regione Puglia, rei di non farsi carico del problema.

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A guidare gli imprenditori è Nicandro Marinacci, ex onorevole di Forza Italia e dell’Udc.

Marinacci, ironia della sorte, nel 1994 mise la sua firma sotto l’atto di fondazione del Parco Nazionale del Gargano: “Sia chiaro, resto un sostenitore dell’area protetta, alla quale all’epoca donai anche 20 ettari dei miei terreni – spiega – ma bisogna ammettere che la dirigenza del Parco ha fatto una programmazione pessima. Per colpa degli animali selvatici la produzione lattiera delle nostre aziende è calata del 30-35%, numeri da mandare parecchie di queste imprese a gambe all’aria”.

L’8 marzo scorso, Marinacci e i suoi colleghi, improvvisarono una manifestazione davanti all’ingresso del Parco, appellandosi alla legge 394/91 sulla fauna selvatica: gli animali alloctoni (cioè non del luogo) devono essere recintati a spese di chi li ha introdotti in quella zona.

Insomma le bufale devono poter pascolare liberamente – a differenza di quanto sostiene la dirigenza del parco, che ne chiede la recinzione agli allevatori – mentre lupi, cinghiali e uccelli devono essere tenuti sotto controllo dall’ente Parco.

Ormai quello dell’aumento incontrollato della fauna selvatica in Italia è un tema di grande attualità.

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In tutto il Paese – spiega Coldiretti – si contano 200 milioni di euro di danni all’agricoltura. Recentemente i contadini sono anche scesi in piazza a Roma, per sollecitare l’intervento del Parlamento a cambiare una legge che non è più al passo coi tempi.

Nel frattempo, la conflittualità giudiziale tra imprenditori agricoli e Regioni è andata aumentando: “La legge prevede che le aziende vengano indennizzate da uno speciale fondo regionale per i capi di bestiame persi”- spiega l’avvocato Nicola Lucifero, partner dello studio legale Lca, l’uomo al quale l’associazione degli allevatori del Gargano ha dato l’incarico di studiare l’azione congiunta contro l’ente Parco.

“Il problema – aggiunge l’avvocato – è che in questi casi non c’è solo il danno emergente, cioè la perdita dell’animale, ma anche il lucro cessante, cioè il mancato guadagno per tutto il latte che l’animale in questione poteva produrre e non ha prodotto”.

E proprio su questo stanno puntando gli imprenditori che hanno fatto i primi ricorsi: “I danni da fauna selvatica sono eventi prevedibili – spiega l’avvocato Lucifero – e questo è il fattore legale vincente su cui bisogna puntare”.

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