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Arriva Pdl etichetta secondo metodo di allevamento e benessere animale

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Allevamento. Un sistema volontario di etichettatura in zootecnia per i prodotti di origine animale attraverso “una chiara tabella” che segue il metodo di allevamento in base ai 4 livelli per la definizione dei potenziali di benessere animale.

È la colonna portante della proposta di Legge, a prima firma della deputata di LeU Rossella Muroni, presentata questa mattina in conferenza stampa sulle pagine Facebook di CIWF Italia e Legambiente.

La proposta – spiegano le associazioni – prevede l’istituzione di un sistema nazionale univoco e volontario di etichettatura che, con una chiara grafica, tuteli i cittadini veicolando informazioni trasparenti.

Il sistema prevede più livelli per ogni specie che siano distinguibili attraverso l’indicazione del metodo di allevamento e l’eventuale uso delle gabbie.

Le due iniziative nascono dal sempre più evidente bisogno di chiarezza riguardo alle informazioni veicolate sulle etichette.

Infatti, mentre cresce l’interesse dei cittadini sulle condizioni degli animali negli allevamenti, le etichette sui prodotti di origine animale sono sempre più vaghe, spesso fuorvianti, confondendo così, invece che aiutare, i consumatori che sono alla ricerca di prodotti più rispettosi del benessere animale.

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La penalizzazione derivante da questa situazione non riguarda solo gli animali e i consumatori, ma anche gli allevatori.

“Chi, infatti, si impegna a fare meglio – ha affermato Arnaldo Santi, Responsabile Marketing di Fumagalli Industria Alimentari – viene penalizzato perché non c’è modo per farsi riconoscere nella giungla dei claim ‘benessere animale’, ‘genuino’e ‘naturale’”.

Allo stato attuale, però, nessuna norma univoca nazionale riconosce valore al suo impegno.

L’etichettatura secondo il metodo di allevamento non è solo un mezzo fondamentale per permettere  ai cittadini di fare scelte più consapevoli e rispettose del benessere animale, è anche uno strumento a disposizione del Governo per indirizzare i fondi verso allevamenti che hanno migliori caratteristiche di sostenibilità, producono prodotti con migliori qualità nutrizionali, hanno bisogno di un minore uso di antibiotici, e possono quindi diventare la cifra del nostro Made in Italy all’estero.

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La transizione verso un sistema alimentare sostenibile è sempre più necessaria nel momento in cui il cibo viene sempre più percepito come bene comune e non abbiamo solo bisogno di “sfamare” i cittadini, ma di nutrirli con cibo sano, prodotto con ridotti impatti – e relativi costi economici per la società – sull’ambiente e la salute umana, tutelando così non solo gli animali, ma anche gli allevatori.

“Nonostante la crescente sensibilità dei cittadini in Italia manca una certificazione univoca e volontaria, ma garantita dal pubblico, sul benessere animale in zootecnia – ha detto la deputata LeU Rossella Muroni – raccogliendo l’appello di Legambiente e CIWF Italia ho quindi presentato la proposta di legge n. 2403 per la sua istituzione”.

Muroni ha poi spiegato che “il testo prevede, tra l’altro, l’indicazione in etichetta del metodo di allevamento e dell’eventuale uso di gabbie. A tutela della libertà di scelta dei cittadini e a difesa degli allevatori italiani virtuosi, che lavorano quotidianamente per dare una vita migliore agli animali ed un futuro alla propria attività, rispettando l’ambiente e la salute delle persone”.

Per Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus, “oggi è un giorno molto importante. La presentazione della proposta di legge dell’On. Muroni e della nostra proposta per un’etichettatura secondo il metodo di allevamento dei prodotti suinicoli costituiscono una pietra miliare, l’apertura di un percorso di trasparenza di cui il sistema alimentare italiano ha urgentemente bisogno”.

“Questa etichettatura – ha concluso Pisapia – potrà fornire ai cittadini le informazioni necessarie per capire le vere condizioni di vita degli animali da cui derivano i prodotti che consumano. Darà poi agli allevatori virtuosi la visibilità che meritano e a quelli che vorrebbero migliorare un incentivo per farlo. E, così facendo, incentivando il mondo produttivo a cambiare, potrà dare a molti animali una vita migliore”.

“L’esigenza di rafforzare gli impegni nell’approccio ‘One Health’ e l’attuale crisi causata dalla pandemia Covid-19 – ha dichiarato Antonino Morabito, responsabile benessere animale di Legambiente – hanno reso evidente, anche ai più ciechi e sordi, quanto siano insostenibili molti dei modelli economici attuali e che la minaccia per salute e ambiente passi anche dall’allevamento intensivo. Oggi la politica deve mettere in campo tutti gli strumenti e i sostegni utili a facilitare e accelerare non solo la ripresa ma soprattutto la conversione economica affinché non accada che nuove crisi tornino a flagellare la società”.

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Per il Morabito, “l’Italia può e deve fare la propria parte e sarebbe paradossale se Parlamento e Governo non lo facessero a partire dai modi più semplici. Uno di questi è fornire strumenti normativi affinché cittadini e allevatori possano concretamente contribuire, con le proprie scelte, a cambiare in meglio presente e futuro di tutti”.

“L’etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento – ha concluso il responsabile di Legambiente – è una di queste opportunità e per questo chiediamo, in maniera proattiva, che Parlamento e Governo agiscano perché sia rapidamente discussa e realizzata in Italia”.

“Il consumatore moderno – ha detto Arnaldo Santi, responsabile marketing Fumagalli industria alimentari – è sempre più attento a ciò che acquista, ed è importante che venga messo nella condizione di conoscere e poter scegliere in massima trasparenza. Da diversi anni Fumagalli ha deciso di rendere virtuosa la sua filiera investendo per innalzare sempre di più gli standard di benessere animale negli allevamenti”.

“La mancanza di chiarezza a livello normativo sull’utilizzo in etichetta delle parole ‘benessere animale’ – ha concluso Santi – danneggia non solo chi come noi vuole distinguersi sullo scaffale con prodotti realizzati in maniera etica, ma anche gli allevatori che decidono di operare in maniera diversa per consentire il più possibile agli animali di allevamento di adottare i loro comportamenti naturali”.

 

 

 

Photo by Suzanne Tucker on Unsplash

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