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Allarme ftlati, nuovo studio: danneggiano anche il cervello dei bambini

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L’esposizione dei bambini ad alcuni ftlati è associato ad un rischio maggiore di sviluppare disturbi dell’apprendimento e del comportamento. Lo dimostra un nuovo rapporto pubblicato sull’American Journal of Public Health, in cui gli autori raccomandano di eliminare gli ftalati dai prodotti con cui possono entrare in contatto le donne in età riproduttiva, donne incinte, neonati e bambini.

Cosa sono gli ftalati?

Si tratta di una famiglia di sostanze chimiche organiche che derivano dal petrolio impiegate come agenti plastificanti ma anche come solventi e ottimizzatori della consistenza e resa di diversi prodotti. Sono i plastificanti più diffusi al mondo e ne esistono di diversi tipi.

Da decenni inoltre, vengono utilizzati per la lavorazione del Cloruro di polivinile, il PVC.

Secondo lo studio, tra le fonti principali di esposizione a queste sostanze ci sono gli alimenti, i materiali da costruzione fino ai prodotti medici, farmaceuticicosmetici e altri prodotti per la cura personale.

Giocattoli di plastica per bambini, presenti sostanze chimiche dannose

Purtroppo, l’unico modo per ridurre l’esposizione ai ftlati è il divieto del loro nei prodotti di consumo.

Per questo, gli autori dello studio hanno chiesto il divieto dell’intero gruppo di sostanze chimiche classificate come ortoftalati che sono risultate dannose, come molte di queste sostanze chimiche, soprattutto per il loro impatto neurologico.

Al fine di prevenire la “deplorevole sostituzione” di uno ftalato nocivo con uno ftalato altrettanto dannoso, l’associazione tedesca CHEM Trust ha proposto che le sostanze chimiche dovrebbero essere limitate come gruppo.

Plastica, sostanze tossiche nei beni di consumo quotidiani: dagli imballaggi ai giocattoli per bambini

Ci sono già diversi sospetti – ha ricordato l’associazione – che queste sostanze inquinanti siano in grado di alterare il sistema ormonale.

Lo scorso anno infatti, quattro sostanze chimiche ftalate (DEHP, DBP, DIBP e BBP) sono state limitate nell’UE in molti prodotti di consumo a causa del loro impatto sulla fertilità maschile.

Il problema però sta nel fatto che nonostante queste sostanze siano state limitate, possono ancora essere utilizzate sui materiali a contatto con gli alimenti (FCM).

Questo significa che gli imballaggi alimentari che comunemente acquistiamo e portiamo nelle nostre case non fanno altro che esporci a queste sostanze.

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