In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Agroalimentare, nel terzo trimestre 2021 Pil +2,6%; 2) Dal Ministero delle Politiche Agricole, 50 milioni di euro a sostegno della filiera suinicola; 3) Toscana, Marche e Friuli, sono le regioni più bio d’Italia; 4) Allarme della FAO: c’è troppa plastica nella filiera agroalimentare

 

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Agroalimentare, nel terzo trimestre 2021 Pil +2,6%: Buona performance economica dell’agroalimentare nel terzo trimestre 2021, con un aumento del PIL del 2,6%. È quanto emerge dal bollettino trimestrale messo a punto dal Crea, il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Rispetto allo stesso periodo del 2020, tra luglio e settembre 2021 si è verificato un aumento sia dell’indice della produzione che in quello del fatturato, per l’industria alimentare, rispettivamente + 5,8 e + 8% mentre per le bevande + 8,3% e più 12%. Le esportazioni agroalimentari del trimestre hanno superato i 12,3 miliardi e rispetto allo stesso periodo del 2020, sono cresciute del 11,7%, confermando l’ottimo andamento rilevato nel trimestre precedente in particolare verso la Spagna e la Polonia. In aumento anche le importazioni, con Brasile e Grecia che si confermano i principali fornitori. I prodotti più esportati sono stati i vini e gli altri alcolici, carni preparate, prodotti dolciari e lattiero-caseari. Sul fronte delle importazioni, il CREA segnala la ripresa del comparto ittico che fa registrare un + 16%, dopo il forte calo per la pandemia nel 2020. Sulla base dei dati raccolti sul web, emerge un consolidato clima favorevole e un lieve aumento del settore.

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2) Dal Ministero delle Politiche Agricole, 50 milioni di euro a sostegno della filiera suinicola: 50 milioni per tutelare gli allevamenti suinicoli dal rischio di contaminazione dal virus responsabile della peste suina africana e risarcire gli operatori della filiera suinicola danneggiati dal blocco alla movimentazione degli animali e delle esportazioni di prodotti trasformati, sostenendo così le imprese danneggiate dai danni causati dalla peste suina. È quanto prevede il Decreto legge Sostegni Ter, che istituisce, tra le altre misure, due fondi denominati, rispettivamente, “Fondo di parte capitale per gli interventi strutturali e funzionali in materia di biosicurezza” con una dotazione di 15 milioni di euro per l’anno 2022 e destinato al rafforzamento degli interventi strutturali e funzionali in materia di biosicurezza, e “Fondo di parte corrente per il sostegno della filiera suinicola”, con una dotazione di 35 milioni di euro per l’anno 2022 e destinato ad indennizzare gli operatori della filiera danneggiati.

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3) Toscana, Marche e Friuli, sono le regioni più bio d’Italia: La Toscana, le Marche ed il Friuli-Venezia Giulia salgono sul podio delle regioni più bio d’Italia, seguite da Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna. Lo certifica una ricerca sulla filiera bio-economica italiana elaborata da SRM Centro Studi, legato al gruppo Intesa Sanpaolo. La classifica prende in considerazione l’importanza sul PIL regionale dei settori completamente bio, come l’agroalimentare, il legno, l’idrico, la carta e l’elettrico, insieme a quella dei settori parzialmente bio dove l’output finale deriva solo in parte da prodotti di origine organica, come per esempio la chimica, i mobili e la farmaceutica. Il secondo gruppo di Regioni è sempre distinto da un’impronta bio-elevata ma con un più basso livello di transizione bio-economica. A comporlo Abruzzo, Puglia, Basilicata, Trentino Alto Adige, Molise, Sardegna e Calabria. Il terzo Gruppo vede presenti Campania, Lombardia, Piemonte, Sicilia, mentre agli ultimi posti si piazzano Lazio, Liguria e Valle d’Aosta. Il valore aggiunto della bio-economia italiana è di circa 100 miliardi di euro e impiega oltre 2 milioni di addetti. Con questi valori, l’Italia, è tra i paesi in Europa a più alta incidenza della bioeconomia all’interno del sistema economico. Dall’analisi territoriale, il nord-est è la prima area del Paese per valore aggiunto realizzato dalla filiera con 29,6 miliardi di euro. Seguono il Nord-ovest, il Mezzogiorno ed il Centro. Prendendo in considerazione gli addetti, la prima area è quella meridionale con circa 732 mila occupati. La filiera agroalimentare rappresenta l’attività più rilevante della bioeconomia in tutte le aree geografiche, soprattutto al sud.

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4) Allarme della FAO: c’è troppa plastica nella filiera agroalimentare: Si utilizza troppa plastica lungo la filiera produttiva agricola e zootecnica. È il grido di allarme lanciato dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che nel suo primo rapporto sul tema, evidenzia come le filiere agricole e zootecniche utilizzino ogni anno 12,5 milioni di tonnellate di prodotti plastici a cui si aggiungono le 37,3 milioni di tonnellate che servono per imballare gli alimenti. Con circa 10,2 milioni di tonnellate di plastica l’anno, il comparto della produzione vegetale e dell’allevamento si aggiudica il primo posto tra i settori che ne fanno maggior uso. A seguire la pesca e l’acquacoltura con 2,1 milioni di tonnellate. Per l’Organizzazione è cruciale la ricerca di un equilibrio tra i vantaggi e i danni degli eccessi di plastica nei campi, favorendo le buone pratiche agricole. Per questo, il rapporto evidenzia soluzioni fondate sul modello delle 6-R (Rifiutare, Ripensare, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare e Recuperare) per non avere un ambiente degradato e invita gli agricoltori a un codice di condotta volontario che copra tutta la gestione delle materie plastiche lungo la catena del valore agroalimentare.

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