Di Stefano Zago

Alfano mostra i muscoli e dice no all’ambasciatore di Kim.

Più che un pugno di ferro con il dittatore Nord Coreano sembra una prova di esistenza dello stesso Ministro.

Alfano cerca di uscire da quell’angolo in cui è rimasto incastrato. Molto evidenti sono le sue difficoltà nel gestire un ministero cosi strategico per il futuro dell’Italia.

Gli ultimi sondaggi, infatti, confermano che Alternativa Popolare ( partito di cui ne è segretario) ha un misero 2,7% ,quindi, sotto la soglia di sbarramento del 3% imposta dal Rosatellum bis. Legge elettorale che lo stesso partito ha votato in commissione.

Il Ministro degli Esteri prova a risolvere un suo problema di visibilità a livello Nazionale utilizzando questioni internazionali. Strumentalizza una questione diplomatica, che dovrebbe essere sempre tutelata per risolvere le emergenze, per una mera tattica comunicativa riguardante il proprio partito.

La Corea del Nord ha sempre definito l’Italia un paese amico inviando le congratulazioni ad ogni elezione del Presidente della Repubblica, compreso Mattarella. Ha dato onoreficenze a molti cittadini italiani che sono vicini ai loro valori come quello dello Juche (ideologia scritta da Kim Il-Sung e perseguita tutt’ora). Ma questa volta però, dopo le parole del titolare della Farnesina, il partito comunista Nord Coreano ha descritto l’Italia come paese accondiscendente degli USA.

In Europa hanno già raffreddato i rapporti con i diplomatici Nord Coreani il Portogallo e la Spagna ma crediamo che questa ondata di ostilità non sia dovuta dalle decisioni dell’ONU, che ha già sanzionato pesantemente il paese, ma che siano dovute a pressioni da parte degli USA per riequilibrare le vittorie di Kim Jong-Un sul piano internazionale.

Gli stessi USA, che proprio oggi hanno dichiarato di cercare canali diplomatici per stemperare l’escalation di tensione dei mesi passati.

In particolare nella vicenda italiana l’ambasciatore accreditato era Kim Chun-guk ma è deceduto mentre era in carica nel 2016 ed il posto è rimasto vagante fino all’arrivo del sostituto Mung Jong-nam avvenuto a settembre 2017.

Appena arrivato sono state avviate le procedure per accreditare il nuovo ambasciatore, ma dopo un mese di attesa da parte del Quirinale senza risposta arrivano le parole di Alfano, da cui si evince che una decisione è stata presa.

Un atto che lo stesso governo Italiano definisce una “decisione forte” ma che in realtà non dimostra nulla se non l’inasprirsi di rapporti diplomatici facendo rimanere la situazione invariata.

Nel fronte interno il colorito senatore Razzi prende posizione a difesa della Corea del Nord, ma come dagli torto? Visto il ripristino del nostro ambasciatore in Egitto nonostante il caso Regeni. Caso che sarà ricordato come una pagina nera della Repubblica Italiana.

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