ALDO MORO 40 ANNI DOPO, GABRIELLI: UN OLTRAGGIO BRIGATISTI IN TV

Aldo Moro 40 anni dopo, Gabrielli: “un oltraggio brigatisti in tv”. E’ il 16 marzo 1978.
Giulio Andreotti sta per presentare alla Camera il suo quarto governo, appoggiato da Dc e Pci.
Ma quella mattina, in via Fani, un commando delle Brigate Rosse spara contro la scorta del presidente della Dc (partito dalla sua casa in via del Forte Trionfale 79 per andare alla Camera a votare la fiducia al quarto governo Andreotti).
Nell’agguato, perdono la vita gli uomini della scorta: Oreste Leonardi e Domenico Ricci a bordo della Fiat 130 di Moro; Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi sull’altra vettura.
Il presidente della Democrazia Cristiana Moro, viene prelevato e portato via a bordo di una Fiat 132 blu che, a tutta velocità, si dirige verso via Trionfale, scortata da altre due auto dei componenti del commando.
Solo 55 giorni dopo, il 9 maggio 1978, il cadavere di Moro viene ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani, esattamente a metà strada fra piazza del Gesù (allora sede della Dc) e via delle Botteghe oscure (sede del Pci).
Il caso di Aldo Moro, resta ancora oggi, a quarant’anni di distanza, una delle vicende più oscure della storia della Repubblica.

Diversi rappresentanti istituzionali erano presenti questa mattina in via Mario Fani in occasione del quarantesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione degli agenti della sua scorta.

Dal capo dello Stato Sergio Mattarella al capo polizia Franco Gabrielli, dalla sindaca di Roma Virginia Raggi al presidente della Regione Nicola Zingaretti, fino alla presidente della Camera Laura Boldrini.
Un applauso ha accompagnato la scoperta della lapide in via Fani, davanti alla quale il presidente Mattarella ha deposto una corona dai colori bianco rosso e verde.
“Moro. Una mattina di 40 anni fa il più grave attacco alla Repubblica. L’Italia rende omaggio a un grande leader politico, ai carabinieri Leonardi e Ricci e agli agenti di Polizia Iozzino Rivera e Zizzi” – scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Dopo la cerimonia, poco distante da Via Fani (Largo Cervinia), la sindaca di Roma Virginia Raggi ha inaugurato il giardino ed il memoriale “Martiri di Via Fani”.

“Il Comune di Roma non solo vuole rendere omaggio, ma vuole ricostruire uno spirito di comunità che si deve fare anche celebrando momenti molto importanti come questo – ha detto la Raggi – Io sono cresciuta con il pensiero di essere nata nell’anno di Moro, uno spartiacque”.

“Quel giorno ha segnato un confine – ha aggiunto la sindaca di Roma – tra quello che sembrava impossibile e quello che è stato possibile. Ci sono dei momenti che non si devono ripetere ma per questo è necessario non dimenticare“.

Non è mancato il ricordo a quel 21 febbraio  quando “quella targa – ha detto la Raggi – è stata barbaramente vilipesa. Non possiamo accettare che qualcuno offenda il nome di quelle persone e delle forze dell’ordine”
Presente anche il Capo della Polizia, Franco Gabrielli per il quale “il rispetto della memoria è anche dire parole chiare. In via Fani c’erano 6 uomini dalla parte delle istituzioni, cinque sono morti subito e uno dopo 55 giorni, e un commando di brigatisti, terroristi e criminali. Scrivere ‘dirigenti della colonna delle brigate rosse’ è un pugno allo stomaco. Non so se sia stato scritto mai di Riina dirigente di Cosa Nostra. La parola ‘dirigente’ nobilita, sarebbe stato più giusto dire criminale e terrorista”.
“Oggi – ha aggiunto il Capo della Polizia – riproporli in asettici studi televisivi come se stessero discettando della verità rivelata credo sia un oltraggio per tutti noi e soprattutto per chi ha dato la vita per questo Paese”.

Gabrielli ha inoltre parlato di “una sorta di perverso ribaltamento” in cui “si confondono ruoli e posizioni. Dobbiamo – conclude – ricordare chi stava da una parte e chi dall’altra”.
“Ringrazio fortemente il prefetto Gabrielli che ha ribadito con forza quello che dovrebbe essere
nella memoria e nella convinzione di tutti – ha detto il comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri alla inaugurazione del giardino dedicato ai martiri di via Fani – Chi ha sbagliato, e così gravemente, merita il più ampio rispetto per il percorso individuale di ravvedimento e per il reinserimento in società come prevede la Costituzione, ma non può essere portato come rappresentante di qualcosa che la storia ha dimostrato essere sbagliato”.

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