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Agromafie, nel 2018 un taliano su 5 vittima di frodi alimentari

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Agromafie. 24 miliardi e mezzo di euro. A tanto ammonta il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie.

Un business che nell’ultimo anno non solo non ha risentito in alcun modo delle difficoltà dell’economia italiana ed internazionale, ma che è addirittura cresciuto del 12,4%.

Sono i numeri del sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare, presentato oggi a Roma.

“Una rete criminale – spiegano gli autori del Rapporto – che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito ‘militare’ per vestire il ‘doppiopetto’ e il “colletto bianco”, riuscendo a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza. Tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0″.

Le nuove leve mafiose, si evidenzia nel Report, in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti vari agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di “arruolamento” di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo: persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso.

Lo scorso anno, le notizie di reato nel settore agroalimentare, sulla base dei risultati operativi degli oltre 54 mila controlli effettuati nel 2018 dall’ Ispettorato centrale repressione frodi (ICQRF), sono cresciute del 58,5%.

Frodi Alimentari, presentato il Report ICQRF. 54 mila controlli e oltre 700 notizie di reato.

I settori più colpiti sono:

– il vino con un +75% di notizie di reato,

– la carne, dove le frodi sono addirittura raddoppiate (+101%),

– le conserve (+78%)

– lo zucchero, dove nell’arco di dodici mesi si è passati da zero a 36 episodi di frode.

Sempre nel corso del 2018, sono stati sequestrati 17,6 milioni di chili di alimenti di vario tipo per un valore di 34 milioni di euro con lo smantellamento di un’organizzazione fra Campania, Puglia, Emilia Romagna, Sicilia e Veneto che importava zucchero da Croazia, Isole Mauritius, Serbia e Slovenia e poi lo immetteva nei canali del mercato nero attraverso fatture false per rivenderlo a prezzi stracciati a imprenditori che lo usavano per adulterare il vino.

Più di un italiano su cinque (17%), lo scorso anno è rimasto vittima di frodi alimentari con l’acquisto di cibi fasulli, avariati e alterati ed effetti anche sulla salute.

Secondo l’indagine della Coldiretti, l’88% dei cittadini quando fa la spesa si preoccupa che nei negozi possano esserci in vendita prodotti alimentari pericolosi per la salute.

Nel mirino del Report finiscono principalmente i prodotti low cost che nascondono  ricette modificate, ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi e che – denuncia la Coldiretti – possono a volte mascherare anche vere e proprie illegalita’, come confermato dall’escalation dei sequestri.

Vediamo qualche esempio dei “prodotti illegali, pericolosi o frutto dello sfruttamento di manodopera” che i clan portano sulle tavole degli italiani:

ANTIPASTI –  Mozzarella sbiancata con carbonato di soda e perossido di benzoile e frittelle di bianchetti, conosciuti a Napoli come cicinielli: il regolamento Ue 1967/2006 ne mette fuori legge la cattura, lo stoccaggio, l’immagazzinamento e la vendita che pero’ ancora avviene attraverso le vie illegali.

PRIMI – Non può non trovare posto il riso proveniente dalla Birmania: ‘frutto della persecuzione e del genocidio dei Rohingya”.

SECONDI – Attenzione al pesce vecchio “ringiovanito” con il cafados, una miscela di acidi organici e acqua ossigenata che viene mescolata con il ghiaccio e consente di restituire al branzino o alla sogliola di turno una freschezza apparente. C’e’ anche la bistecca di animali macellati clandestinamente, senza alcun controllo sanitario sia sulla carne sia sui locali nei quali viene sezionato o sulle procedure igieniche usate dai “macellai”.

CONTORNI – Due le possibili opzioni: tartine di tartufi cinesi spacciati per italiani visto che il “Tuber indicum” è simile del tartufo nero nostrano (al quale assomiglia nell’aspetto senza però possederne le straordinarie qualità organolettiche) e funghi porcini secchi romeni serviti come nazionali. Il tutto innaffiato da vino scadente adulterato con lo zucchero, la cui aggiunta e’ vietata in Italia. Per condimento occhio, soprattutto tra i low cost, all’olio di semi colorato alla clorofilla ‘venduto’ per extravergine: un pericolo presente anche al ristorante dove ancora vengono portate in tavola vecchie oliere e bottiglie senza il tappo anti rabbocco, vietati da anni. Ad accompagnare i piatti illegali c’e’ poi il pane cotto in forni clandestini dove si usano scarti di legna e mobili laccati contaminati da vernici e sostanze chimiche.

DOLCI E FRUTTA – Biscotti con il miele “tagliato” con sciroppo di riso, mais o zucchero per gonfiarne il volume con sottoprodotti che costano un decimo del vero miele. E banane dell’Ecuador, prodotte del lavoro minorile come denunciato dal ministero del Lavoro Usa.

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