Agroalimentare, l’export dei prodotti Made in Italy vale 41 miliardi

Agroalimentare. 41 miliardi di euro all’anno (+1,4%). Tanto vale l’agroalimentare “Made in Italy” nel mondo.

Ma per conoscere l’export dei prodotti nostrani, quali sono i maggiori mercati di sbocco ed i prodotti più apprezzati nasce la mappa “L’agroalimentare italiano nel mondo”, realizzata dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Coldiretti Lombardia, con Promos Italia sui settori dell’agricoltura, della pesca, dell’allevamento, dell’industria alimentare e delle bevande (esclusi silvicoltura e tabacco).

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La mappa, disponibile sia in italiano che inglese, è scaricabile dal sito https://www.promos-milano.it/ ed arriva nei giorni di ‘Milano Food City’ (la settimana dedicata al cibo ed alla cultura della sana alimentazione).

“Parlare e ragionare di cibo – ha spiegato il Direttore della Coldiretti Lombardia e membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Giovanni Benedetti – non è più solo un tema per addetti ai lavori, ma significa prendere in considerazione una leva strategica per lo sviluppo economico e occupazionale del nostro Paese. L’andamento sui mercati esteri potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della ‘agropirateria’ internazionale, che fattura oltre 100 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”.

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I numeri dell’Export agroalimentare italiano:

Al primo posto la Germania (+1,6%) seguita da Francia (+4,3%), Stati Uniti (+4%) e Regno Unito (+1,6%).

Tra i primi 20 Paesi anche la Polonia (+6,3%), Svezia e Australia (+3,8%).

Cresce ma non eccessivamente, il mercato italiano in Giappone e Russia, mentre rallenta la Cina.

Gli Stati Uniti eccellono per vini (+4%), acque minerali (+7,4%) e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine (+36,4%) e la Grecia (+7,1%) per alimenti per animali, il Regno Unito per animali vivi e loro prodotti (+33,1%).

Il Regno Unito al secondo posto per frutta e ortaggi lavorati e conservati e per gelati, l’Austria al terzo per cereali e riso.

In forte crescita per vini la Polonia (+23,3%) e l’Australia (+18,5%) ma anche la Francia (+10,1%), l’Indonesia per alimenti per animali (+100,7%), la Cina per cioccolato, caffe’ e spezie (+21,7%), il Canada per formaggi (+27,2%), la Russia per la pasta (+43,5%), la Spagna per frutta (+22,5%) e granaglie (+13,6%), la Croazia per oli (+35,2%), la Slovenia e il Vietnam per carni (+17% circa), l’Ungheria per pesci lavorati e conservati (+44,1%) e il Portogallo per i prodotti di acquacultura (+209%).

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Quali sono i prodotti “made in Italy” più esportati?

Cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 7 miliardi di euro (+3,6%), seguiti dai vini con 6,2 miliardi (+3,3%), vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,9 miliardi di euro (+2,5%) ma anche 3,5 miliardi (+4,2%).

Superano i 3 miliardi di euro anche frutta (+2,4%), prodotti lattiero-caseari (+3,2%), carni e prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi).

Ma gli aumenti più consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria con 1,2 miliardi (+72%), prodotti per animali (+10,5%) e gelati (+7,4%).

 

Quali sono i maggiori esportatori italiani?

Primo e secondo se li aggiudicano Cuneo e Verona con 3 miliardi di euro.

Al terzo posto sale Milano con 1,6 miliardi, +4,4%.

Seguono poi Parma 4°, Bolzano 5°, Salerno 6° e Modena 7°.

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