Alimentazione

Ammonta a 12 trilioni di dollari il “costo nascosto” del nostro sistema agroalimentare

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Agroalimentare. Tra danni irreversibili agli ecosistemi e spese crescenti per la sanità pubblica, ammonta a 12 trilioni di dollari il “costo nascosto” che ogni anno, a livello globale, spendiamo a causa dei nostri sistemi agroalimentari.

Ben 2 trilioni di dollari in più rispetto ai 10 trilioni di dollari di valore di mercato generato dai sistemi agroalimentari.

È quindi più che mai necessaria una rivoluzione per rendere disponibile, entro il 2050, fino a 1,2 miliardi di ettari di terreni attualmente destinati all’agricoltura e “risparmiare” 10,5 trilioni di costi nascosti.

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È quanto emerge dal report “Growing Better: Ten Critical Transitions to Transform Food and Land Use“, presentato in occasione della decima edizione del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione della Fondazione Barilla.

“A solo 10 anni dal raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu l’urgenza di intervenire sugli attuali sistemi agroalimentari appare evidente, perché quell’idea di sviluppo e progresso, basata sulla convinzione che le risorse del pianeta fossero illimitate, non è più perseguibile – ha spiegato Guido Barilla dal palco del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione – serve guardare al cibo nella sua dimensione economica, sociale e ambientale, ponendo al centro dell’Agenda di sviluppo tutti gli attori interessati, dal settore privato ai cittadini, per gettare le basi verso un futuro inclusivo, duraturo e prospero”.

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Secondo lo studio, un diverso approccio darebbe anche benefici economici: un investimento nel
processo di trasformazione dei sistemi agroalimentari, pari a 300-350 miliardi di dollari l’anno (meno dello 0,3% del PIL globale), genererebbe un ritorno di circa 5,7 trilioni di dollari – più di 15 volte il costo iniziale – creando nuove opportunità commerciali fino a 4,5 trilioni di dollari anno entro il 2030.

Al Forum è stato inoltre presentato “L’Italia e il Cibo“, uno studio che propone un’analisi del sistema agroalimentare italiano rispetto al raggiungimento degli SDGs.

Partendo dalle evidenze del Food Sustainability Index, indice di Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, emerge una immagine del nostro Paese a due velocità.

L’Italia si posiziona al di sotto della media Ue per ciò che riguarda le sfide nutrizionali, a causa di una elevata presenza di persone sovrappeso e sedentarie, mentre appare un’eccellenza sul fronte dell’agricoltura, grazie all’avvio di numerosi progetti di ricerca e alla presenza di coperture assicurative legate al cambiamento climatico.

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Capitolo a parte lo spreco di cibo.

Se da una parte lo spreco alimentare costa all’Italia oltre 15 miliardi di euro (circa l’1% del nostro Pil), sono innegabili gli sforzi delle istituzioni, dei settori pubblico e privato, nonché del mondo della ricerca per invertire questa tendenza.

Fondazione Barilla, Sustainable Development Solutions Network, Columbia Center on Sustainable Investment e Santa Chiara Lab – Università di Siena hanno infine presentato lo studio dal titolo “Fixing the Business of Food: il settore alimentare e gli obiettivi di sviluppo sostenibile“.

Dallo studio emergono le azioni da adottare per accelerare il processo di trasformazione del settore agroalimentare e arrivare a una gestione sostenibile del cibo, della terra, dell’acqua e degli oceani.

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