AttualitàClima

Agrivoltaico, Legambiente: un nuovo modello per il fotovoltaico con le aziende agricole

Condividi

Agrivoltaico. Individuare un percorso per accelerare la diffusione del fotovoltaico in Italia, con soluzioni che rendano le aziende agricole protagoniste, scongiurando la sostituzione di colture con impianti, ma integrandoli e rendendoli un fattore di supporto al reddito agricolo che deve rimanere prevalente.

È la richiesta di Legambiente al governo e al parlamento.

Per il fotovoltaico esiste, infatti, un nuovo “delivery model” (produzione e diffusione): l’agrivoltaico, che introduce la produzione fotovoltaica nelle aziende agricole integrandola con quella delle colture e con l’allevamento.

Una forma di “convivenza” particolarmente interessante per la decarbonizzazione del nostro sistema energetico, ma anche per la sostenibilità del sistema agricolo e la redditività a lungo termine di piccole e medie aziende del settore.

I meccanismi e le possibilità di questa originale alleanza sono raccontati nel documento Agrivoltaico, le sfide per un’Italia agricola e solare presentato da Legambiente e frutto di un confronto interno, con strutture regionali e circoli.

Il punto chiave è la ricerca di equilibrio tra redditività dell’installazione fotovoltaica e produzione agricola, che deve collocarsi all’interno di un piano aziendale di coltivazione, che assicuri e vincoli l’azienda agricola a non disperdere la sua base produttiva.

Al contempo, l’integrazione del reddito aziendale con quello prodotto dalle installazioni permette di prevenire l’abbandono o dismissione dell’attività produttiva, consolidandone l’assetto produttivo rispetto alla dipendenza dai sussidi della Politica Agricola Comune.

Marevivo, presentati i risultati della campagna nazionale contro l’abbandono di mozziconi di sigaretta

Per Legambiente, è il momento di spingere il modello agrivoltaico attraverso specifiche procedure e pianificazioni agroambientali, e per questo di rivedere le Linee guida per l’autorizzazione degli impianti da fonti rinnovabili e fissare nuove regole capaci di tutelare il paesaggio, il suolo e la biodiversità.

Con lo scopo di spiegare la prospettiva e le proposte di modifica della normativa in vigore per l’autorizzazione degli impianti, nel suo documento l’associazione fornisce esempi internazionali di sperimentazione dell’agrivoltaico.

“Siamo in una nuova fase, serve un nuovo scenario di programmazione che superi gli attuali vincoli una nuova normativi – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – perché le leggi vigenti vietano la realizzazione di nuovi impianti in area agricola che accedono agli incentivi ma quelli senza incentivi possono essere realizzati: di fatto, si limitano le possibilità per piccoli operatori e aziende agricole, ma si deregolamenta l’impiantistica di grandi dimensioni delle grandi utility e delle compagnie internazionali, che richiede grandi investimenti di capitale ma non necessita di incentivi per essere remunerativa”. 

Per Ciafani “il rischio è che prenda piede un modello di business con un approccio industriale alla risorsa suolo, di cui sarebbero le superfici coltivate a fare le spese. Per evitare questo rischio, e superare il paradosso, occorre un percorso che consenta la realizzazione degli impianti attraverso regole capaci di evitare trasformazioni irreversibili e che, al contrario, assicurino la valorizzazione ecologica e produttiva dei suoli sottostanti agli impianti fotovoltaici, anche di grandi dimensioni prevenendo la dismissione di terreni produttivi con espulsione di aziende agricole”.

Secondo Legambiente, per realizzare la diffusione dell’agrivoltaico, e farlo diventare un fattore di sviluppo e di creazione di valore, occorre affrontare da un lato il tema delle regole per semplificare le installazioni, a partire da quelle in copertura, ovunque da privilegiare, e dall’altro trovare quadri di riferimento certi e adattabili agli investimenti fotovoltaici di aziende agricole singole o associate, anche guardando all’imminente avvio della pianificazione strategica nazionale della PAC.

Plastica? No, un materiale dallo stesso aspetto ma che si scioglie in acqua in poco tempo

Il fotovoltaico ha raggiunto un grado di maturità tecnologica e di economicità che consente oggi di affrontare il decollo definitivo di questa fonte come sostituto delle fonti fossili nella generazione elettrica.

Un fattore limitante delle installazioni è la disponibilità di superfici, ma l’agrivoltaico è un modello in cui la produzione elettrica, la manutenzione del suolo e della vegetazione risultano integrate e concorrenti al raggiungimento degli obiettivi produttivi, economici e ambientali dei terreni.

Le rinnovabili soddisfano oggi quasi il 40% del fabbisogno elettrico.

Il fotovoltaico rappresenta poco più dell’8% della generazione elettrica e, nella transizione energetica che Legambiente auspica, deve arrivare entro il 2030 a soppiantare almeno il 60% dell’attuale generazione da fonti termiche fossili, arrivando a una produzione di 100 TWh.

Ciò è ottenibile solo moltiplicando per 5 l’attuale potenza installata e realizzando nuove superfici di pannelli per una potenza di oltre 75 GWp, che corrisponde a una superficie di pannelli di oltre 50.000 ettari (500 milioni di metri quadri) da collocare il più possibile su coperture.

Tuttavia è evidente che, in Italia come negli altri Paesi europei, il raggiungimento di un obiettivo così sfidante di produzione fotovoltaica richieda il reperimento di superfici a terra che possano accogliere una quota significativa dello stock produttivo fotovoltaico.

La riappropriazione di un ruolo di produttore energetico per il settore agricolo passa attraverso una parte da protagonista nella transizione energetica solare.

Sul fronte paesaggistico, la revisione delle Linee Guida, a dieci anni dalla loro emanazione, deve portare a individuare con maggiore efficacia le aree escluse dalla possibilità di installazione, superando le contraddizioni tra le diverse Linee guida regionali e le regole per garantire progetti compatibili sotto il profilo paesaggistico, ecologico e colturale, introducendo tetti massimi di concentrazione nei territori e all’interno della superficie aziendale, ma anche strumenti convenzionali a garanzia del rispetto degli impegni assunti dal gestore nell’arco di vita dell’impianto. Inoltre, a prescindere dai requisiti più stringenti che derivino da considerazioni di natura paesaggistica e territoriale, occorre definire condizioni minime di compatibilità ecologica per qualunque impianto si candidi a collocarsi al suolo.

La Politica Agricola Comune può rappresentare una spinta a integrazioni virtuose di produzione agrivoltaiche.

Con l’agrivoltaico, infatti, il fotovoltaico diventa un alleato ecologico non solo delle colture ma anche della tenuta reddituale e dell’osservanza delle regole e degli strumenti dei programmi agricoli sostenuti dalla PAC.

Il suolo occupato dalle installazioni cessa di essere una voce di costo, acquisto e manutenzione; differenti modelli consentono di integrare il reddito aziendale e di comporre un mix produttivo entro cui confluiscano anche le misure di sostegno (opportunamente orientate a valorizzare le sinergie produttive e le prestazioni ecologiche) al fine di permettere di assorbire gli impatti degli investimenti iniziali e di stabilizzare gli investimenti in capitale naturale delle aziende, liberandole, nel lungo termine, dalla loro stretta dipendenza dal regime di aiuti.

Nel caso di installazioni in grado di convivere con le infrastrutture verdi aziendali (vegetazioni a prato e per le specie impollinatrici, fasce tampone, pascolo, ecc.) il vincolo di mantenimento dell’impiantistica fotovoltaica al termine delle annualità di sostegno dovrebbe essere automaticamente garantito dalla redditività propria dell’impianto e non decadere, come avviene ora, con la scadenza degli incentivi dei Programmi di Sviluppo Rurali, mentre deve essere formalizzato il vincolo che associa l’installazione impiantistica a una o più buone pratiche agricole.

(Visited 15 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago