Clima

Agricoltura, in Tunisia si combatte la siccità piantando semi di migliaia di anni fa

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Gli agricoltori tunisini hanno trovato un modo innovativo e “futuristico” salvaguardare le coltivazioni devastate dal cambiamento climatico: piantare semi indigeni di migliaia id anni fa.

Gli agricoltori tunisini si stanno rivolgendo al passato per garantire un futuro alle coltivazioni, piantando semi autoctoni mentre il paese nordafricano affronta un periodo di siccità, malattie e cambiamenti climatici.

I semi tradizionali provengono da un patrimonio genetico più adatto all’ambiente, ha affermato Maher Medini, della Banca nazionale dei geni della Tunisia, che promuove lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile nel paese.

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Sono serbatoi di geni vecchi di centinaia, se non migliaia di anni“, ha detto Medini, aggiungendo che i semi sono più resistenti agli impatti sempre crescenti e pericolosi del riscaldamento globale.

Otto anni fa ha iniziato a piantare una varietà tradizionale di grano, conosciuta come Al-Msekni. Nella sua fattoria, la raccolta è ora in pieno svolgimento.

 


Il grano raccolto da ogni ettaro viene pesato separatamente, in modo da poter calcolare la produttività di ogni appezzamento.

“I risultati sono buoni”, ha detto Ben Saleh.

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La media nazionale negli ultimi anni è stata di 1,4-2 tonnellate per ettaro, mentre Ben Saleh afferma che la sua resa è stata di cinque tonnellate.

Ben Saleh riferisce che i suoi semi sono più resistenti alla siccità e alle malattie, il che significa che non deve ricorrere ai pesticidi.

 


“Le nuove varietà sono deboli e colpite rapidamente dalla muffa”, ha affermato.

Con la maggior parte degli agricoltori che acquistano nuovi semi ogni stagione, il paese importa attualmente dal 70 all’80 percento dei suoi semi ogni anno.

Un ritorno alle sementi locali o autoctone è una delle condizioni necessarie per raggiungere la sovranità alimentare“, ha affermato Aymen Amayed, ricercatore in politiche agricole.

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L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha messo in guardia contro l’aumento dell’uso di semi ibridi e lo considera una minaccia per le varietà autoctone e per il patrimonio genetico locale.

La FAO stima che nell’ultimo secolo siano scomparsi circa tre quarti della diversità delle colture mondiali.

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Ma la banca genetica tunisina sta lavorando per “reclamare il suo patrimonio genetico”.

Dal 2008 raccoglie semi tradizionali dagli agricoltori e lavora anche per recuperare i semi autoctoni tunisini conservati nelle banche genetiche di tutto il mondo.

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