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Agricoltura, Bellanova: “tagli su bilancio pluriennale non aiutano pac più green”

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Agricoltura. Commissione, Parlamento e Consiglio europeo hanno appena raggiunto un accordo sul bilancio dell’Ue per il 2020

fissato a 168,69 miliardi di euro in impegni e 153,57 miliardi di euro in crediti di pagamento, ma per il Ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, il negoziato sul bilancio pluriennale dell’Ue “non ci sta aiutando affatto” a realizzare una Pac dagli “obiettivi particolarmente ambiziosi su ambiente e clima“.

“Gli agricoltori – ha detto Bellanova – saranno in grado di seguire la strada che stiamo tentando di tracciare solo nel caso in cui gli impegni da mettere in atto saranno adeguatamente compensati“.

L’incognita più grande per una Pac più verde è “il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale, in cui si discute sia dell’entità dei fondi Pac, sia quale sia la percentuale minima di questi fondi dedicata a interventi climatico-ambientali”.

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Per aumentare l’ambizione “verde” della riforma della Pac, la presidenza finlandese Ue propone che gli Stati membri assegnino una determinata quota della loro dotazione finanziaria Pac totale a obiettivi ambientali e legati al clima. 

Questa percentuale sarebbe comune, fissata a livello Ue e applicabile in equa misura a tutti i paesi, che sceglierebbero gli interventi a loro più consoni in base alle condizioni locali.

La quota sostituirebbe i target ipotizzati dalla bozza di riforma della Commissione europea, che prevede il 30% del fondo sviluppo rurale e il 20% dei fondi delle organizzazioni di produttori nel settore dei prodotti ortofrutticoli da destinare all’azione climatica e ambientale.

Per il Ministro Bellanova, l’eco schema della Pac dovrebbe essere volontario per gli Stati membri e prevedere la flessibilità e potrebbe anche essere utilizzato per proporre misure come pagamenti a sostegno di fondi di mutualizzazione da attivare in caso di crisi climatiche.

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“In linea generale – ha detto Bellanova – siamo sempre più convinti del fatto che la futura Pac debba contenere obiettivi particolarmente ambiziosi in materia di ambiente e clima in modo da privilegiare i processi produttivi che decideranno di investire maggiormente sulla sostenibilità”.

Per il Ministro delle Politiche Agricole però, la problematica va considerata sotto diversi aspetti.

“In particolare – afferma – vorrei rammentare come sia tuttora in corso il negoziato sul quadro finanziario pluriennale nell’ambito del quale sono in discussione sia l’entità delle risorse da destinare complessivamente alla Pac sia la percentuale minima di fondi Pac da riservare agli interventi climatico-ambientali. Di questo dobbiamo tenere necessariamente conto a partire dalla discussione odierna”.

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“In tale contesto – ha aggiunto Bellanova – l’ambizione ambientale deve necessariamente tenere conto delle risorse che avremo a disposizione. I nostri agricoltori saranno in grado di seguire la strada che stiamo tentando di tracciare solo nel caso in cui gli impegni da mettere in atto saranno  adeguatamente compensati. Da questo punto di vista, devo constatare purtroppo che il negoziato sul quadro finanziario pluriennale non ci sta aiutando affatto”.

Sempre a proposito di eco schema, per il Ministro Bellanova le attuali proposte sia della Commissione sia della presidenza non tengono sufficientemente conto di una questione di importanza strategica: l’inadeguatezza degli strumenti di gestione del rischio attivabili in ambito Pac.

Secondo il ministro, se da un lato “i cambiamenti climatici rendono sempre più precarie le condizioni di produzione del settore agricolo” dall’altro “non emerge alcuna proposta in grado di rassicurazione per i nostri agricoltori”.

Per questo, spiega Bellanova, gli eco schemi possono “essere usati anche per proporre misure innovative come pagamenti finalizzati al sostegno di fondi di mutualizzazione da poter attivare a fronte di crisi di carattere climatica, fitosanitaria”.

Infine, “la fissazione di una percentuale unica di risorse nell’ambito dei due pilastri della Pac” non rappresenta per il Ministro delle Politiche Agricole “una buona soluzione, tenuto conto della complessità della questione e delle grandi differenze tra gli Stati membri. Tra l’altro si tratta di un impegno prematuro in questa fase dato che il negoziato finanziario e’ ancora in corso, senza considerare le implicazioni di carattere burocratico che la proposta comporterebbe”.

 

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