Breaking News

Africa, milioni di persone rischiano la fame a causa dell’invasione di locuste

Condividi

L’Africa orientale, già invasa dalle locuste nel corso dell’anno, potrebbe essere colpita da una seconda infestazione, che secondo le stime metterebbe a rischio oltre 20 milioni di persone.

Miliardi di locuste del deserto hanno devastato alberi, raccolti e pascoli in Kenya, Etiopia e Somalia da inizio dicembre. Il loro vorace appetito rappresenta una delle più grandi minacce alla sicurezza alimentare della regione. Ma una nuova generazione di locuste è pronta a crescere nel giro di poche settimane e colpire potenzialmente 20 milioni di persone che già soffrono la carenza di cibo nella regione secondo la FAO. A peggiorare la situazione la pandemia del coronavirus, che ha portato alla chiusura di confini e allo stop dei voli, impedendo alle comunità di ricevere le risorse e i fondi per combattere l’infestazione.

India, raccolti distrutti dalla peggior invasione di locuste degli ultimi 30 anni

Se l’infestazione non dovesse essere contenuta il numero di locuste potrebbe moltiplicarsi per quattrocento volte e diventare una piaga entro la fine dell’anno. Le locuste del deserto sono considerate le più pericolose tra le specie migratorie per la loro abilità di riprodursi velocemente e devastare i raccolti. Le femmine sono in grado di deporre più di 150 uova per volta; quando crescono iniziano ad agire in gruppo come sciami, che possono contenere fino ad 80 milioni di locuste per km2 e sono in grado di migrare per lunghe distanze. Il percorso dalle uova alle locuste adulte dura circa 3 mesi. Una locusta adulta può essere grande quanto un dito umano ed è in grado di mangiare il proprio peso in vegetazione. Le locuste hanno distrutto i raccolti e i pascoli in parti dell’Africa orientale, dove vivono milioni di persone che dipendono dall’agricoltura e dalla pastorizia per vivere. In Kenya almeno 173,000 acri di terra sono stati colpiti a gennaio, in quella considerata la peggior invasione degli ultimi 70 anni. Keith Cressman della FAO sostiene che uno sciame di 50 km2 sia stato avvistato nel paese lo scorso mese.

Coronavirus, emergenza locuste si aggrava: mancano le scorte di pesticidi

Le frequenti piogge dello scorso anno nella Penisola Arabica hanno creato l’ambiente ideale per la riproduzione delle locuste.  Tre generazioni di locuste hanno invaso la penisola, con alcune che si sono rivolte verso il Pakistan mentre altre verso lo Yemen, dove la guerra ha impedito una risposta adeguata. Tra giugno e dicembre le locuste hanno superato il Golfo di Aden raggiungendo Somalia ed Etiopia, dove si sono riprodotte creando sciami sempre più grandi. Da ottobre a dicembre le locuste hanno raggiunto il Djibouti e il Kenya. Quest’anno gli sciami hanno continuato a diffondersi e riprodursi in Africa orientale, colpendo Uganda, Tanzania e Sud Sudan. La FAO teme che le locuste possano spingersi fino all’Africa occidentale in estate. Se l’invasione non dovesse essere contenuta, i danni e le perdite potrebbero raggiungere un valore di 8.5 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, con l’Etiopia a pagare il prezzo più alto,.

Invasione di locuste, il racconto di una donna: “Non c’è rimasto più nulla”

Senza fondi e risorse con cui combatterla, l’invasione potrebbe devastare le comunità rurali e pastorali dell’Africa Orientale, già colpite dall’assenza di cibo a causa della siccità e di altri eventi metereologici dello scorso anno. Secondo l’ONU una carestia di proporzioni bibliche potrebbe colpire tutto il mondo a causa della pandemia. Le organizzazioni umanitarie sostengono che la pandemia possa portare ad un aumento dei prezzi, compromettendo una situazione già fragile nell’Africa orientale, dove 27 milioni di persone hanno bisogno di aiuti.

(Visited 55 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago