Afghanistan, Kabul è quasi interamente conquistata dai talebani. Che ora concedono l’amnistia a tutti i dipendenti statali per garantire la continuità del funzionamento della macchina amministrativa. Intanto, ci sono i primi scontri a fuoco e si teme per la sorte delle donne durante i rastrellamenti casa per casa.

Afghanistan, Kabul sta per finire del tutto sotto il controllo dei talebani. Ci sono ancora delle zone in cui i militari fedeli al governo continuano a difendere il territorio, ed è proprio nelle ultime ore che, dopo l’invasione della capitale, si stanno registrando alcuni scontri. Già da ieri, mentre migliaia di cittadini tentavano disperatamente di fuggire verso l’aeroporto, i talebani avevano iniziato ad effettuare rastrellamenti casa per casa.

 

Anche se la sharia non è ancora stata ufficialmente ripristinata, in molti hanno già iniziato a seguirla per timore di ritorsioni da parte dei talebani. Una situazione drammatica soprattutto per le donne, che negli anni scorsi avevano potuto vivere senza indossare il burqa, studiare e lavorare liberamente. Molte di loro si sono nascoste in casa o sono fuggite, nel timore di essere rapite o aggredite. Ci sono anche donne che lavoravano nell’apparato statale ed hanno bruciato tutti i documenti, che per via del loro impiego potrebbero rappresentare un pericolo.

 

Col passare delle ore, con la sola eccezione della zona dell’aeroporto, a Kabul si vedono sempre meno donne in strada e anche gli autisti dei bus si rifiutano di farle salire a bordo, temendo per l’incolumità di tutti i passeggeri. Le donne che provano a girare liberamente vengono minacciate e insultate. “Sono i vostri giorni per girare in strada“, “andate a mettervi il burqa“, “sposerò quattro di voi un giorno“, le parole che si sono sentite dire molte di loro, riportate dal Guardian. Ci sono poi donne e ragazze costrette a nascondere documenti d’identità, diplomi e certificati: “Abbiamo studiato e lavorato giorno e notte, ora dobbiamo nascondere le cose di cui dovremmo essere orgogliose. È stato devastante“.

 

Le immagini della fuga dall’aeroporto di Kabul sono drammatiche e hanno fatto il giro del mondo. Impossibile dimenticare le scene delle persone disperate che si erano aggrappate ai carrelli degli aerei e che sono precipitate nel vuoto dopo il decollo. Ben 640 afghani sono stati stipati a bordo di un C-17 statunitense, che li ha trasportati in Qatar. I talebani, intanto, hanno concesso l’amnistia a tutti i dipendenti statali, con lo scopo di garantire la continuità del funzionamento della macchina amministrativa.

 

Joe Biden, che ha ultimato il ritiro delle truppe degli Stati Uniti dall’Afghanistan, è ovviamente nell’occhio del ciclone. Il presidente degli Stati Uniti, però, si difende così: “Abbiamo preso la decisione giusta, dovevamo smantellare Al-Qaeda e ci siamo riusciti, non dovevamo ricostruire la società in un paese perennemente in guerra civile. Io ho ereditato un accordo con i talebani già fatto da Trump, le nostre forze erano già state ridotte da 15mila a 2.500 uomini, mentre i talebani avevano raggiunto l’apice militare“. Nel discorso alla nazione, il presidente ha poi aggiunto: “I nostri soldati non meritano di continuare a combattere a oltranza una guerra civile altrove, dovevamo combattere il terrorismo, non costruire una nazione afghana. Rimanere altri cinque anni o altri venti non avrebbe fatto differenza“.

 

Angela Merkel, invece, non nasconde la delusione per la piega degli eventi. “La nostra valutazione comune si è rivelata sbagliata, abbiamo sbagliato a ritenere che l’esercito afghano potesse opporre resistenza ai talebani. Non siamo riusciti a raggiungere quello che ci eravamo preposti, è molto amaro dopo una missione durata 20 anni. Ora dobbiamo pensare alle operazioni di evacuazione e cercare di portare fuori quante più persone possibili“, ha spiegato la cancelliera tedesca.

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