AttualitàGood News

Adotta un ulivo, segui il suo recupero e salva il patrimonio agricolo toscano

Condividi

Adotta un ulivo salvandolo dall’abbandono, segui il suo recupero e ricevi anche a casa olio extravergine d’oliva biologico. È l’idea della start up pistoiese, Ager Oliva, che ha l’obiettivo di restituire vita al patrimonio agricolo toscano.

Dopo l’allarme lanciato dalla Coldiretti Toscana che ha segnalato l’esistenza di quattro milioni di piante di ulivo abbandonate, Tommaso Dami, una laurea in Economia e una passione per l’agricoltura, ha deciso di realizzare il progetto che ha l’obiettivo di recuperare il territorio, contribuire a creare posti di lavoro nel settore della coltivazione, tornare a rendere produttivo l’ulivo e aumentare la produzione di extravergine toscano, sempre più richiesto sui mercati internazionali.

“La felicità delle persone che ci hanno sostenuto fin da subito è stato il nostro carburante per andare avanti in questa bellissima sfida che possiamo vincere soltanto diventando una grande community di aziende e privati – ha sottolineato Dami, fondatore di Ager Oliva – la nostra missione è sì salvare gli ulivi, ma anche contribuire a salvaguardare il territorio sempre più minacciato dal dissesto idrogeologico. Nelle zone di collina non essendo possibile industrializzare la produzione dell’olio, l’ulivo diventa un patrimonio ambientale che la Toscana rischia di perdere e che deve assolutamente essere tutelato”.

Olio extra vergine di oliva? 7 su 15 non lo sono. Il nuovo test del Salvagente

Adottare un ulivo è semplice, è sufficiente collegarsi al portale ageroliva.it e scegliere sia la zona geografica che la singola pianta.

Al costo di 49 euro l’anno, è possibile dare il nome al proprio albero che avrà il cartello in vista, fare visita alla pianta e ricevere due litri d’olio d’oliva extravergine per ogni pianta adottata.

È possibile anche regalarlo ai propri amici, familiari o ai dipendenti della propria azienda.

Ad oggi, Ager Oliva ha salvato 600/700 ulivi, seguendo in prima persona tutto il processo dall’inizio del recupero al prodotto finito, seguendo un procedura rigorosa.

Dopo il taglio di eventuali rami infestati e secchi, viene sfalciata l’erba intorno alla pianta, sistemati gli argini e le fosse limitrofe, tagliati quindi i polloni (rami sterili che tolgono nutrimento all’albero) che crescono alla base del tronco, poi si passa alla concimatura organica delle piante.

Purtroppo però, molto spesso gli ulivi abbandonati presentano varie malattie e un’evidente mancanza di nutrimenti e si è costretti ad intervenire con trattamenti biologici per eliminare il problema.

Svizzera, basta con i pesticidi in agricoltura! I cittadini chiamati al voto il 13 giugno

Grazie alla potatura si ripristina la chioma dell’ulivo e si riporta così la pianta nella situazione ottimale per dare il frutto.

Tra ottobre e novembre poi si raccolgono le olive e, in 24 ore, vengono portate al frantoio per la spremitura a freddo.

Lo stoccaggio dell’olio avviene in tini di acciaio per non far modificare le qualità organolettiche.

“Si tratta di un simbolo del paesaggio agricolo collinare che ci rappresenta in tutto il mondo. Milioni di turisti ogni anno vengono ad ammirare i nostri paesaggi e a degustare i nostri prodotti alimentari: abbiamo il dovere di aver cura del nostro territorio – ha concluso Tommaso Dami – abbiamo trovato intorno a noi sostegno e motivazione. Recentemente siamo stati supportati dall’influencer toscana Diletta Secco, che ha adottato un ulivo abbandonato e promosso il nostro progetto sul suo profilo Instagram”.

(Visited 19 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago