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Addio a Cecilia Mangini, la prima documentarista donna in Italia

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Dai racconti della periferia e della borgata romana con Pier Paolo Pasolini, ai suoi cortometraggi e documentari. Cecilia Mangini ha insegnato a generazioni a riconoscere i veri valori e ha celebrato il suo amore per la vita fino alla fine ribadendo che non era la morte a spaventarla, ma lo spreco del tempo che aveva a disposizione.

Rivoluzionaria, vivace e coraggiosa, sono solo alcuni degli aggettivi che aiutano a descriverla, ci ha lasciato ieri, 21 gennaio 2021 a Roma all’età di 93 anni Cecilia Mangini.

Anche in questo periodo segnato dalla pandemia continuava a fare progetti per il futuro, autrice dei primi documentari italiani, nei quali descriveva le situazioni delle periferie, in particolare della capitale insieme a Pier Paolo Pasolini basandosi proprio sui suoi romanzi; aveva raccontato anche le condizioni delle donne in un documentario che fu ostacolato e contestato per le crude verità che aveva portato a galla.

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La sua nota militanza nelle fila della sinistra italiana l’aveva portata a combattere la rinascita di movimenti fascisti, che aveva denunciato con la sua opera “All’armi, siam fascisti!” degli anni ’60.

Ci consegna un’eredità composta da circa quaranta opere nelle quali è stata regista, attrice e sceneggiatrice nonché testimone del cambiamento inevitabile che stava subendo l’Italia, negli anni più prolifici della sua attività e carriera cinematografica.

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Dopo una pausa negli anni ’80 e ’90 ritorna sul set negli anni 2000, ricoprendo i tre ruoli che l’avevano consacrata come artista; ci ha regalato lo scorso anno un ultimo documentario “Due scatole dimenticate – un viaggio in Vietnam” del 2020, diretto in collaborazione con il regista Paolo Pisanelli, nel quale racconta la sua esperienza diretta in Vietnam, dove si era recata personalmente con il marito Lino Del Fra per documentare il conflitto.

Oggi, nonostante la sua triste uscita di scena, le sue opere continueranno ad essere fonte d’ispirazione per le generazioni negli anni a seguire e continueranno ad essere apprezzate per le verità raccontate, dimostrando che non sarà la morte a far chiudere il sipario sul racconto della vita di una donna e di un’artista del suo calibro.

Di Francesco De Simoni

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