ACQUA PUBBLICA, A MARZO IN AULA LA LEGGE SULLA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO

Acqua pubblica. Dopo mesi di esame in Commissione Ambiente, la legge sulla ripublicizzazione dell’acqua è pronta per approdare nell’Aula di Palazzo Montecitorio.

Il testo di legge, a prima firma della deputata Federica Daga – spiega il M5S – “incarna la volontà popolare espressa con il voto del referendum del 2011”.

In Aula, il provvedimento arriverà dopo l’esame del dl Semplificazione e del dl Carige, presumibilmente per l’inizio di marzo, mentre il termine per presentare gli emendamenti è fissato all’8 febbraio.

L’Acqua pubblica è sempre stata una dei cavalli di battaglia del MoVimento 5 Stelle, il Presidente della Camera, Roberto Fico, ha più volte manifestato il suo sostegno così come il ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, che ha accolto l’adozione del testo Daga come “una vittoria della democrazia”.

Lo stesso Beppe Grillo è tornato a parlare di acqua pubblica sul suo Blog.

“Lo conosciamo il privato. È nella sua natura agire per privazione, sottrarre alla collettività per dare a sé stesso e fare profitto – scrive Beppe Grillo – nulla di male se i beni privatizzati sono disponibili, non essenziali, e si crea libero mercato. Un’aberrazione, quando parliamo di beni vitali come l’acqua”.

“Riuscireste a immaginare un mondo in cui l’acqua è nella sola disponibilità dei privati e chi non ha i mezzi non ha accesso ai servizi idrici? – si legge ancora nel post – Non è lo scenario di un futuro distopico, ma qualcosa di più vicino di quanto non si pensi”.

“Mai come in questi anni l’acqua è stata sotto attacco. Anche in Italia in passato i Governi hanno imposto norme sempre più privatizzatrici sovvertendo il referendum del 12 e 13 giugno 2011, quando oltre 27 milioni di italiani hanno votato SI all’abrogazione delle norme sula remunerazione del capitale dei servizi idrici” – prosegue Grillo sottolineando come “simili azioni non solo sono un attentato alla democrazia, ma un atto di ignoranza e di repulsione rispetto alla nostra storia”.
“Dopo quasi 10 anni di battaglie, fuori e dentro il Parlamento, il 2019 segnerà un traguardo storico: l’approvazione della legge sull’acqua pubblica del Movimento 5 Stelle. Nel testo – conclude Grillo – si chiede che ci sia trasparenza su dati e soprattutto afferma un principio: che l’acqua è pubblica, e che l’accesso ai servizi idrici e’ un diritto di tutti. Il modo giusto per riaffermare chela volontà popolare e’ sovrana”.

Ma il provvedimento potrebbe aprire un altro terreno di scontro all’interno della maggioranza.

Larga parte delle opposizioni ha manifestato le sue perplessità al testo, chiedendo un’apertura rispetto a eventuali proposte di modifica.

E poi c’è chi,  come la deputata del Pd Chiara Braga (che aveva portato in discussione una pdl sullo stesso argomento) ha messo in evidenza il silenzio della Lega sulla questione.

La questione, a quanto si apprende, potrebbe risolversi in un “compromesso” visto che per il Carroccio è sia “necessario approvare una legge di questo tipo sia evitare di esporre il Paese a rischi sul piano pratico della gestione e sul versante dei conti pubblici”.

Intanto, una ricerca di Oxera, messa a punto per Utilitalia (la Federazione delle Imprese di acqua ambiente e energia che riunisce la quasi totalità dei gestori del ciclo idrico, si fa presente che il potenziale impatto di questa legge potrebbe essere di circa 15 miliardi (partendo da un minimo di 14,6 miliardi a un massimo di 16,5 miliardi di costi una tantum, cui si devono aggiungere da un minimo di 4 a un massimo di 6 miliardi all’anno).

In particolare – spiega lo studio – il primo anno, potrebbe arrivare fino a 22,5 miliardi: partendo da un minimo di 14,6 miliardi a un massimo di 16,5 miliardi di costi una tantum, cui si devono aggiungere da un minimo di 4 a un massimo di 6 miliardi all’anno.

L’acqua deve essere gestita secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie.

È su questa norma contenuta nel Codice dell’Ambiente (il decreto legislativo 152 del 2006) che poggiano i principi cardine del sistema idrico.

LA GESTIONE: in Italia il servizio può essere gestito dall’ente locale (in modo diretto) oppure con affidamento a una società interamente pubblica, a una privata o a una mista pubblico-privata.

Al termine dell’affidamento, il gestore deve trasferire le infrastrutture al Comune o al nuovo gestore, che deve riconoscere al predecessore gli investimenti sostenuti non ancora rimborsati dal sistema tariffario.

In Italia, il 97% della popolazione è servito da soggetti a matrice pubblica: 85% da società totalmente pubbliche o a maggioranza di controllo pubblica; 12% da Comuni che gestiscono direttamente il servizio; l’1% e’ servito da società miste a maggioranza privata, il 2% e’ servito da società interamente private.

COSA SI PAGA: il servizio che serve a portare l’acqua nelle case, a controllarne la qualità e la pressione, a raccoglierla e ripulirla dopo l’uso (la depurazione) e a re-immetterla nell’ambiente.
LA REGOLAZIONE: il servizio idrico, dal punto di vista tecnico ed economico, è regolato da Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) a livello nazionale e da Ega (Enti di governo d’ambito, ex Aato) a livello locale. I gestori non decidono le tariffe ma applicano quella determinata secondo i criteri definiti da Arera che si basa sul meccanismo del ‘full cost recovery’, cioè prevede la “copertura integrale dei costi” di gestione (investimenti compresi).

QUANTO COSTA UN METRO CUBO: In Italia l’acqua costa meno che in altri Paesi (dati ‘Global water intelligence, tariffs survey 2017’): per esempio a Milano si paga 0,76 euro per metro cubo; a Napoli 1,28, a Roma 1,49, a Venezia 1,66, a Palermo 1,90, a Genova 2,53. A livello internazionale ad Atene un metro cubo d’acqua costa 1,18 euro, a Madrid 1,59, a Stoccolma 2,14, a Londra 2,89, a Parigi 3,48, a Helsinki 3,62, a Bruxelles 3,81, a Amsterdam 4,12, a Oslo 4,24, a Zurigo 4,34, a Ginevra 5,00, a Berlino 5,30, a Copenaghen 5,46.

IL BONUS IDRICO: ogni gestore garantisce tariffe sociali per le fasce deboli della popolazione, quelle con reddito più basso, sulla base del reddito Isee e del numero dei componenti il
nucleo familiare.

GLI INVESTIMENTI: il nostro Paese ha problemi di perdite dagli acquedotti (con punte che superano anche il 40%) perché le tubazioni hanno tra i 30 e i 50 anni in media; sono necessari investimenti per la costruzione di nuovi impianti e la manutenzione di quelli esistenti.

Secondo le stime di Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua ambiente e energia) il fabbisogno di investimenti si aggira oltre i 60 miliardi di euro, circa 5 miliardi all’anno.

Tra il 2007 e il 2015 la media degli investimenti pro-capite si attestava a 34,4; negli ultimi quattro anni l’investimento medio all’anno per abitante e’ arrivato fino a 41,3 euro.

(Visited 154 times, 1 visits today)

Leggi anche

Diventa Green!