Aborto, a Roma non sarà più possibile seppellire i feti senza il consenso delle donne

Abortire e poi scoprire anni dopo che il feto è stato seppellito a propria insaputa con una croce che riporta il nome della donna che ha abortito.

È successo a Francesca Tolino e a migliaia di altre donne che hanno scoperto recentemente che l’ospedale si è arrogato il diritto di decidere sulle sorti del loro prodotto abortivo.

Da questa scoperta è partita la campagna Libera di Abortire che oggi segna una prima conquista: a Roma non si potranno più seppellire i feti senza il consenso delle donne che hanno interrotto una gravidanza. La delibera comunale, firmata da Roma Capitale lo scorso 4 novembre, conferisce esclusivamente alle donne il diritto di decidere sulle sorti del loro feto. Adesso la campagna si rivolge alla Regione Lazio a cui si chiede di adottare un protocollo che informi le donne della possibilità di decidere sulle sorti del feto e che in assenza di tale richiesta si attiva d’ufficio l’inumazione.

Francesca Tolino, volto della campagna Libera di Abortire, ha dichiarato a TeleAmbiente: “La persona che abortiva, come nel mio caso, non aveva la minima idea che ci fosse un cimitero dei feti nella propria città, non aveva assolutamente idea che esistesse una tomba con una croce riportante il proprio nome e cognome. In un Paese in cui se nasci hai automaticamente il cognome del padre, se abortisci qualcuno, a tua insaputa, mette una croce col tuo nome e cognome. Fino a pochi mesi fa chiunque, di fatto, poteva chiamare al cimitero Flaminio e chiedere se ci fosse una tomba a nome di una donna. Noi ci battiamo affinché non solo questo non capiti più, ma siamo solo a metà del passaggio. Nel tavolo da noi voluto si sono seduti sia il Campidoglio che la Regione Lazio, ecco spetta alla Regione finalmente risponderci.” 

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