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Abiti da sposa green, quando la beneficenza incontra la sostenibilità

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Prendendo spunto dai Charity shop inglesi ,la onlus di Veronica Bello ritira completi di nozze usati, li rielabora e li dona a chi non può pagarli.

Sowed Onlus nasce dall’unione di Social e Wedding e consiste nel raccogliere abiti e accessori da matrimonio, ridarli a persone interessate a partire da una donazione minima e impiegare il ricavato per sostenere progetti in favore di donne provenienti da esperienze difficili.

Ci ha creduto fin dal primo giorno e con la caparbietà dei suoi 27 anni ha continuato a delineare il progetto, nonostante amici e parenti cercassero di farle cambiare direzione Ma Veronica Bello, romana, diplomata come fashion stylist all’Accademia del Lusso, un paio di anni di lavoro a Londra, ha tenuto duro, sentiva di potercela fare. L’idea le è venuta proprio nella città inglese, durante l’esperienza in un charity shop che vendeva abiti donati per sostenere il privato sociale.

Sostenibilità, quando anche l’abito da sposa diventa “ecofriendly”

Lei però ha puntato in alto, sull’abito più importante, il più ricco di significato: l’abito da sposa. In un’intervista rilasciata per il Corriere della Sera Veronica Bello racconta:  “Per mesi ho ascoltato persone che mi consigliavano di desistere. Un unico coro, negativo :è un ricordo prezioso, da tenere da parte, nessuno te lo regalerà. Io sentivo che non sarebbe andata così”. La conferma che la sua intuizione fosse corretta è arrivata via posta. Un pacchetto inviato da Mestrino, provincia di Padova, a inizio 2019.

Nozze in canapa, ecosostenibilità e tradizione

Dentro, oltre a un meraviglioso abito bianco, c’era la lettera della signora Giorgia, che si complimentava per l’idea e augurava alla futura sposa che avrebbe indossato il suo abito la stessa fortuna che aveva avuto lei nel matrimonio. “Mi sono commossa alle lacrime“, rivela Bello. Sowed Onlus ha un anno di vita e duecento vestiti stipati in un magazzino della capitale (“Mancano soldi per la sede”, confessa la fondatrice).

“Per il lancio di Sowed abbiamo avuto il sostegno della sartoria romana Sorelle Franceschi Spose, poi ci hanno contattato alcuni atelier”, rivela
la presidente. E aggiunge: “L’inquinamento dal tessile è un capitolo importante di cui si parla ancora troppo poco, la nostra attività di riciclo è preziosa anche per l’ambiente”.

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Racconta delle vendite appena iniziate: «I primi mesi sono stati dedicati a cercare un magazzino, poi a creare l’inventario e il sito. Solo da poco siamo pronti ad accogliere i clienti». Ora i progetti futuri. “Oltre ai corsi di formazione in vari settori, mi piacerebbe creare – dice – una sartoria sociale interna all’associazione. Di recente una ragazza aveva messo gli occhi su un tubino di una taglia troppo grande per lei, mentre un’altra cercava un abito corto e noi ne avevamo solo lunghi: sono modifiche non complesse di cui potremmo occuparci noi con apprendiste sarte”.

Fonte: Corriere della sera

 

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