RICERCA DELLA VERITA TRA SOCIAL MEDIA E FAKE NEWS

di Vanessa De Vita

L’era delle grandi comunicazioni, complice la rapidissima crescita di internet, hanno mutato radicalmente il modo di diffondere informazioni e notizie nel mondo. Se prima tutto passava attraverso giornali, radio e televisione sotto un attento controllo dei giornalisti e delle redazioni, oggi, con il libero accesso al web, chiunque può diffondere false informazioni distorcendo la percezione della realtà.

Un’autentica rivoluzione mediatica. Tanto che l’Università Europea di Roma ha proposto un corso che ha lo scopo di riconoscere questi nuovi fenomeni, comprenderne le dinamiche di comunicazione e tecnologiche che ci sono dietro e fornire gli strumenti per un uso critico e costruttivo del digitale. Obiettivo, preparare gli studenti ad operare nel campo della comunicazione on line, dei social media e del web marketing. Contro il fenomeno delle Fake News si schiera anche Facebook, uno dei principali strumenti di diffusione.

Il social network ha modificato il suo regolamento, stabilendo che nel caso di reiterata pubblicazione di false notizie, alla pagina che le promuove verrà tolta la possibilità di ospitare pubblicità, che attraverso il programma di advertising del social network permette di generare introiti. Secondo una ricerca dell’Università di Yale pubblicata su Politico, lo strumento creato da facebook contro le “bufale” non funziona. Secondo lo studio, effettuato su un campione di 7500 persone, l’indicazione di falso non basta. La gente continua ugualmente a credere in quel che vuole credere. Il problema, spiegano i due psicologi di Yale che hanno realizzato lo studio, è che il numero di notizie false in Rete è talmente elevato che le agenzie di fact chacking impiegate da Facebook (Politifact, FactCheck.org, Snopes.com fra le altre) non riescono a segnalarle tutte. Creando così incertezza, sfiducia e sospetto.

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