Slitta riforma ordinamento carceri, primo via libera a 3 decreti su giustizia riparativa e mediazione. Slitta alla prossima riunione del Consiglio dei Ministri, l’approvazione del decreto legislativo che modifica le norme sulla vita in carcere e l’ordinamento penitenziario, voluto dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

A quanto si apprende, la riforma dell’ordinamento penitenziario, già esaminato dal Parlamento è in stand by a Palazzo Chigi perché sembra essere ancora in corso una riflessione per sottoporre alle Camere in terza lettura, un testo condiviso.

La commissione Giustizia del Senato aveva infatti proposto modifiche in senso restrittivo, soprattutto per quel che riguarda i benefici penitenziari e la possibilità di allargare le maglie su questo fronte.

Tra i punti principali della riforma troviamo: l’estensione delle misure alternative, maggiore tutela del diritto all’assistenza sanitaria equiparando infermità fisica e psichica, apertura alla messaggistica e ad internet per i colloqui.

“Non ci sarà nessun automatismo” – assicurano dal ministero – secondo cui anche i timori che questo possa garantire l’accesso a tali benefici anche ai detenuti in regime di 41bis e ai boss mafiosi
non sono fondati.

E anche per gli altri detenuti – spiegano ancora da Via Arenula –  la possibilità si vedersi concesse misure alternative al carcere se hanno un residuo di pena sotto i quattro anni, sarà comunque sempre valutata da un giudice.

A favore della riforma si schierano l’associazione Antigone che si batte per i diritti dei detenuti e Magistratura democratica che parla di provvedimento necessario.

Dubbi esprimono i sindacati degli agenti, come la Uilpa, che teme si alterino gli equilibri del mondo carcerario e chiede al governo un rinvio in attesa di un intervento più complessivo, anche a tutela della polizia penitenziaria.
“In piena campagna elettorale e a Camere sciolte, il governo vuol varare la riforma
dell’ordinamento penitenziario di Orlando che prevede, neanche a dirlo, meno galera e più misure alternative. Fratelli d’Italia al governo sarà invece dalla parte delle vittime e non dei delinquenti: potenzieremo le carceri e ne costruiremo di nuove e faremo pagare chi sbaglia, garantendo certezza della pena. In uno slogan: più carceri e meno moschee abusive” – scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia e candidato premier, Giorgia Meloni.

“La riforma dell’ordinamento penitenziario è una follia. Abbiamo un consiglio dei ministri
che stamattina invece di parlare di nuove carceri parla di lasciar liberi migliaia di spacciatori, e’ folle” –  dice il leader della Lega Matteo Salvini per il quale non è “saggio” in un momento di crisi dire “chi viene condannato a meno di 4 anni non va in galera: occorre aumentare la certezza della pena”. “Se spacci droga davanti alla scuola di mio figlio vai in galera, non è che esci di galera”.

Di certo l’approvazione in versione originale del testo, senza le modifiche del Senato, comporterà che il provvedimento dovrà tornare in Parlamento con le motivazioni delle mancate modifiche. Bisognerà vedere, a questo punto, se ci sarà l’ok definitivo entro il 4 marzo.

Approvati invece, in via preliminare, tre decreti attuativi sulle carceri in materia di giustizia riparativa e di mediazione tra il reo e la vittima.

Viene così introdotto per la prima volta un modello di intervento che mette al centro la vittima di reato, promuovendo percorsi di riparazione del reo nei confronti di chi ha subito il reato.
I servizi di giustizia riparativa sono promossi attraverso convenzioni e protocolli tra il ministero della giustizia, gli enti territoriali o le regioni.

L’intervento legislativo – spiegano al ministero della Giustizia – risponde all’esigenza di responsabilizzazione del reo, garantendo alla vittima che ne faccia richiesta di poter partecipare alla fase di esecuzione della pena.

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