PICASSO, IL GENIO DEL CUBISMO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

Picasso, Roma. Grande successo e lunghe code alle Scuderie del Quirinale che ospita Pablo Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo: 1915-1925, mostra realizzata grazie alla collaborazione tra Ales e MondoMostre skira con la partecipazione della Galleria Nazionale di Arte Antica.
L’allestimento ripercorre un decennio della vita di uno degli artisti più noti al mondo, soffermandosi sull’esperienza del viaggio di circa due mesi nella penisola e sugli effetti che il bel paese, con le antichità romane e gli scavi pompeiani, ma anche con il mondo più popolare delle maschere della commedia dell’arte e dei costumi tipici, ebbe sulla sua vita e sulla sua arte.
Quando l’amico Jean Cocteau gli propose di collaborare alla creazione delle scenografie e dei costumi per il balletto Parade da lui realizzato e musicato dal compositore e pianista Erik Satie, Pablo Picasso a trentasei anni è già il grande pittore che ha guidato la rivoluzione cubista. Il viaggio intrapreso da Picasso e Cocteau nel febbraio 1917 alla volta di Roma, dove allora si tenevano le prove del Ballets Russes, segnerà inoltre l’inizio di una storica collaborazione tra il pittore e la compagnia diretta da Sergej Djagilev.
La mostra si apre presentandoci opere relative agli anni a cavallo del 1915, appena precedenti al suo viaggio in Italia o subito successive nelle quali ritroviamo caratteristiche del cubismo sintetico e le sfaccettature tipiche del cristallo, che ispireranno in seguito la realizzazione dei costumi per il balletto. Nella prima sala possiamo osservare anche la tela Le retour du bapteme, ispirato a un dipinto dei fratelli La Nain nel quale l’artista sperimenta la tecnica del puntinismo mutuata da Georges Seurat; d’altronde quello che l’esposizione vuole presentare è proprio la capacità di sperimentazione e di metamorfosi, dovuta a influenze esterne e da vicende private che si rispecchia nell’arte di Picasso. Vediamo poi come la realizzazione di opere tardo cubiste come Arlecchino e donna con collana e L’Italiana (in mostra alle Scuderie del quirinale dal 3 novembre) si affianchino a una produzione di marcato
classicismo. Nei quadri esposti ritroviamo un Picasso che in qualche modo ha messo da parte la vita da bohemien di giovane artista per approdare a una vita più convenzionale, da borghese con moglie e figli.
Possiamo infatti entrare nell’intimo del grande maestro attraverso le rappresentazioni dei personaggi della
sua vita, dalla prima moglie, Olga Khokhlova, ballerina del Ballets Russes conosciuta proprio a Roma, da tratti delicati e dalla tipica bellezza slava, al figlio Paul, spesso soggetto di studi, raffigurato con i costumi tipici delle maschere italiane, che esalteranno la vena realista di Picasso intenzionato a voler fermare nel tempo ogni cambiamento del bambino. Un percorso, quello ricreato attraverso le opere esposte, in grado di farci rivivere gioie e tormenti di uno dei grandi del secolo scorso.
Il percorso espositivo continua poi al secondo piano della mostra, non meno interessante del primo, dedicato principalmente ai rapporti tra Picasso e il mondo del balletto. Qui, tra ritratti e foto possiamo conoscere e osservare i volti dei personaggi che costellano la storia raccontata da questa mostra, Olga, Jean, il ballerino Massim e lo stesso Picasso, impresso sulla pellicola dall’amico Cocteau. Ed ancora, spartiti di composizioni realizzate per Parade, lettere, fotografie raffiguranti le prove e i costumi dello spettacolo come anche i costumi stessi, costumi che rimarranno nella storia.
Riconosciamo poi le architetture di Villa Medici, pezzo di Francia in Italia, disegnata dalla mano dell’artista spagnolo ma naturalizzato francese così come poteva osservarne il profilo dalle finestre dell’atelier di via Margutta, dove si stabilì durante il soggiorno romano del 1917. È raccontato inoltre l’impegno nel teatro successivo alla messa in scena di Parade, avvenuta per la prima volta nel maggio del 1917. La collaborazione con il Ballets Russes e con compositori come il già citato Erik Satie e Igor Stravinskij portò alla realizzazione di balletti come Pulcinella e Mercure. È evidente quanto il mondo della danza abbia influenzato le creazioni dell’artista, le linee diventano sempre più fluide ed anticipano quello che le indicazioni del percorso espositivo definiscono un “flirt” con il surrealismo.
La mostra presso le Scuderie del Quirinale si conclude con Etudes opera realizzata nel 1020 che racchiude
un po’ gli esperimenti di Picasso in questi anni.
Ma le sorprese non finiscono qui, a circa duecento metri di distanza, in via delle Quattro Fontane, presso la
sede della Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini è esposto, per la prima volta a Roma, il sipario realizzato da Pablo Picasso per l’omonimo balletto. Il salone di Pietro da Cortona ospita l’opera, lunga circa diciassette metri e alta undici.
All’interno dello spazio del dipinto si trovano figure tipiche del circo, uomini in costume, ballerine e animali,
di cui alcuni intorno ad un tavolo, in un contesto apparentemente allegro ma che non manca di sfumature
malinconiche; così Cocteau descrive il soggetto del balletto da lui ideato “La scenografia rappresenta le case
di Parigi una domenica. Teatro di fiera. Tre numeri di musi-hall servono da parata: prestigiatore cinese,
acrobati, ragazzina americana. Tre managers organizzano la pubblicità e cercano di convincere la folla ad assistere allo spettacolo. Nessuno entra. Dopo l’ultimo numero della parata, i managers estenuati crollano gli uni sugli altri.”
Da notare inoltre le analogie tra l’opera e il luogo nel quale è esposta, il salone era infatti utilizzato come salone da parata, il suggestivo soffitto rappresentante il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona accoglieva gli ospiti e doveva introdurli alla grandezza della famiglia Barberini accompagnando lo sguardo oltre il soffitto, in uno spazio illusorio che oggi, abbassando gli occhi ritroviamo in parallelo nella pittura di Pablo Picasso Sipario per Parade.

 

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