GUIDO UGOLOTTI, LE EMOZIONI DEL CALCIO A TELEAMBIENTE

Guido Ugolotti, allenatore di calcio ed ex calciatore, di ruolo attaccante, si racconta ai microfoni di TeleAmbiente per lo speciale sull’ospite della settimana, condotto da Antonio Creti.

Parlando del suo esordio nella stagione 1977-1978: “Il mio esordio nella Roma come attaccante fu strepitoso. E’ il percorso che ogni giocatore avrebbe desiderato.  Fare goal contro il grande Torino che veniva  dall’annata precedente in cui aveva conteso lo scudetto a suon di record di punti con la Juventus.  La sorte ha voluto che il mio  primo goal fosse proprio contro quella squadra che non mi prese dopo una serie di provini”.

Ecco come tutto ebbe inizio. “Facevo parte della rappresentativa della Liguria. All’epoca si faceva il torneo delle Regioni. Andammo a  Coverciano ed un osservatore mi notò.  Quando andai a fare il provino l’allenatore era Nils Erik Liedholm. Finito il provino dopo 3 giorni il presidente della mia società mi disse ‘a settembre vai a Roma’. Ricordo ancora l’espressione di mia nonna che disse: ‘ma quanti giorni ci metti per andare a Roma? “.

Inizia così una lunghissima carriera. Dopo Roma il passaggio ad Avellino, e dopo un  anno il ritorno alla Roma, per poi proseguire nella stessa annata a Pisa. “Ad Avellino ci fu l’infortunio, una rottura del crociato. E mi feci male proprio giocando contro la Roma all’OlimpicoAll’epoca quando ti infortunavi i tempi di recupero erano  molto più lunghi. Di conseguenza, questo infortunio mi ha penalizzato”.

Tra i momenti più belli della sua carriera, oltre l’esordio, anche il percorso nel settore giovanile e la sua carriera nel Campobasso, con ben 60 presenze: “Era il giorno in cui inauguravano il Nuovo Stadio Romagnoli. Quel giorno giocai con la maglia del Campobasso in un turno di Coppa Italia con la Juventus. Ben 40mila spettatori ed una vittoria da ricordare: 1 a 0 e con un mio goal”.

Ed infine ad Arezzo la grande stagione di Ugolotti: “Ho trovato un ambiente che mi ha dato fiducia”.

Dopo una carriera da calciatore, iniziò, quasi per caso, la sua avventura da allenatore: “Il mio riavvicinamento al mondo del calcio avvenne quasi per caso. Agnolin, su segnalazione di Bruno Conti, mi convocò in sede per sostituire un allenatore. Da lì per 8 anni iniziai la mia carriera da allenatore nel settore giovanile”.

Due percorsi e due esperienze differenti : “Quando fai il giocatore pensi a te stesso e a curare la tua persona, anche se all’interno di un gruppo. Fare l’allenatore è molto difficile. Hai mille preoccupazioni, tante teste da gestire e sei un punto di riferimento, soprattutto nella mia categoria, quella della Lega Pro. Quando sei allenatore non devi essere bravo solo in campo. Devi essere bravo anche ad allenare il presidente, i tifosi e la stampa”.

 

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