GASDOTTO SALENTO, TAP E SNAM RILANCIANO, I SINDACI TENTENNANO

Roma. Aumenta la posta in gioco per il gasdotto nelle acque del Salento.

Ieri a Roma, il ministro della coesione territoriale Claudio De Vincenti ha guidato l’incontro tra i vertici di Snam e Tap, sindacati, Confindustria, associazioni imprenditoriali e una delegazione di sindaci salentini, insieme al presidente della provincia di Lecce Antonio Gabellone. Nell’incontro è stata presentata la nuova proposta delle due società per convincere i sindaci ad approvare l’avvio dei lavori.

Quale miglior modo, se non parlare di compensazioni?

Tap e Snam – ha dichiarato De Vincenti – hanno presentato un piano di proposte per il territorio, con un impegno che è aumentato da 14 a 55 milioni di euro”. Una nuova lista di interventi messi a disposizione dalle società che fa balzare le compensazioni per il territorio a oltre il triplo del valore stimato ad agosto.

Si passa dalla creazione di un centro in Puglia per la decarbonizzione a nuove piste ciclabili con servizio di bike-sharing con app, dalle iniziative a sostegno della pesca al progetto di ricerca per eliminare il problema Xylella, batterio che sta distruggendo gli ulivi, con forti impatti su economia e lavoro. Tra le idee, anche i progetti di formazione scolastica, con possibilità di tirocini, e con 100 borse di studio in alta formazione turistica, nonché corsi di inglese, informatica e di specializzazione per i ristoratori.

Proposte che i manager di Snam e Tap Marco Alverà e Luca Schieppati hanno stimato possano produrre un impatto complessivo di circa “100 milioni di euro, con il coinvolgimento nelle fasi costruttive di oltre 1.000 persone, di cui tra le 500 e le 650 assunte a livello locale”.

Per la gestione operativa del tratto italiano di Tap e della pipeline di interconnessione con Snam, è previsto il coinvolgimento di altre quaranta persone, con impatti sull’economia per circa 5 milioni di euro l’anno, di cui 1,5 milioni sull’economia locale.

Nuove e allettanti proposte che rischiano di spaccare il fronte, fin qui unito, dei primi cittadini che da tempo portano avanti la protesta “No al gasdotto Tap e No a qualunque forma di compensazione”. Proprio nel maggio di quest’anno duecento, tra sindaci e cittadini, insieme al governatore pugliese Emiliano, erano nella capitale per manifestare contro i lavori per il gasdotto nella zona di Melendugno.

Lo stesso sindaco di Melendugno Marco Potì, principale sostenitore del movimento No Tap, appare però irremovibile, così come Emiliano, favorevole al progetto ma non su quel tratto di costa.

Il gasdotto porterebbe il metano dall’Azerbaijan in Europa, approdando nel Salento. Operazioni di modifica del territorio costiero cui si sono opposti fermamente nei mesi scorsi alcuni sindaci della zona, mentre altri hanno chiesto l’apertura di un tavolo sulle questioni ambientali.

È proprio sui primi cittadini incerti che le società stanno cercando di intervenire. Parrebbe che alcuni sindaci sarebbero disposti ad “arrendersi”, accettando le compensazioni, che ora si fanno ancora più interessanti. È ciò che ha riferito il presidente della provincia Gabellone, presentando il documento dell’assemblea dei sindaci del Salento. Gli esiti evidenziano la divisione che si tra creando tra gli oppositori al gasdotto, dopo l’aumento delle proposte di investimento.

Insomma, più soldi, più lavoro e qualche progetto potrebbero bastare a far chiudere un occhio sugli impatti del gasdotto a salute e ambiente.

Intanto, il governo ha firmato il decreto sulla SEN, Strategia Energetica Nazionale, che prevede di usare il gas come combustibile di transizione per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Punto in più per il Si al gasdotto, definito da Confindustria come un “fattore di competitività per l’Italia, che insieme alle altre misure previste dalla Sen potrebbe valere 1,4 miliardi di euro”.

Insomma, una battaglia che resiste, ma sempre meno ad armi pari.

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