BANCA ETRURIA, CHIESTI 400 MILIONI DI RISARCIMENTO. ANCHE BOSCHI PADRE DOVRÀ PAGARE

Di Sara Falconieri. Banca Etruria. Ammonta a oltre 400 milioni la richiesta di risarcimento, depositata al tribunale civile di Roma, agli ex dirigenti di Banca Etruria. Il liquidatore Giuseppe Santoni ha chiamato in causa, per la loro cattiva gestione, 37 persone tra sindaci e componenti dei consigli di amministrazione che si sono succeduti dal 2010 al 2015.

Tra questi anche Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente della Banca dal 2014 e padre della sottosegretaria alla presidenza Maria Elena Boschi.

Si torna a parlare del caso “Etruria”, a poco più di un mese dalla maximulta da quasi 3 milioni di euro inflitta dalla Consob ai vertici bancari. I risparmiatori avevano denunciato la Banca per truffa dopo la perdita di 110 milioni di obbligazioni subordinate a causa della mancata informazione sui rischi reali. Un “buco” nei conti di Banca Etruria che Santoni associa all’erogazione di finanziamenti senza le garanzie necessarie e “anche in conflitto di interesse”.

L’accusa ai funzionari della banca, era di violazione degli articoli 94 e 114 del Testo Unico della Finanza, che impongono alla banca di inserire, nel prospetto informativo per gli investito, il corretto livello di rischio delle obbligazioni. Obblighi disattivare dagli ex dirigenti e consiglieri dell’istituto, incluso Boschi già sanzionato nel 2014 per “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza”.

Il filone che ha coinvolto papà Boschi si lega alla liquidazione di 700 mila euro concessa all’ex direttore generale dell’istituto Luca Bronchi e che vede indagato anche il presidente Lorenzo Rosi.
Nel marzo 2016 il liquidatore aveva già avviato la domanda di risarcimento con una lettera ai 37 ex amministratori ritenuti responsabili con la richiesta di 300 milioni di euro, caduta nel vuoto. A poco più di un anno, Santoni ha richiamato gli stessi amministratori in tribunale, nel tentativo di recuperare i soldi per risarcire gli obbligazionisti.
L’azione interessa anche la società di revisione PriceWaterhouseCoopers, accusata di aver certificato bilanci non realistici e con dati non veritieri sui crediti deteriorati.

Si ritrova coinvolta nell’iniziativa Ubi Banca, vincolata ad aderire all’eventuale giudizio dopo la firma del contratto per l’acquisizione della Nuova Etruria.

Insomma, il conto da pagare si fa salato. Intanto i risparmiatori truffati continuano nella loro protesta con striscioni sotto lo studio del deputato, e tesoriere del PD, Francesco Bonifazi, fidanzato della Boschi, e voluto da Renzi nella commissione di inchiesta sulle banche, nonché collaboratore del tributarista Emanuele Boschi, fratello della ministra.

A difesa dei risparmiatori è intervenuto il presidente onorario Adusbef Elio Lannutti durante la manifestazione dei giorni scorsi davanti alla Camera dei Deputati. Critiche di Lannutti al “governo irresponsabile” e alla commissione d’inchiesta guidata dal senatore Casini, che invece pochi mesi prima l’aveva definita “demagogia e propaganda”.
“Risparmiatori traditi, espropriati del loro sudore, costretti a fare collette per curarsi. E’ un grido di vendetta” ha commentato il presidente di Adusbef , “una banca con 7mila dipendenti che non si sono mai accorti di nulla”.

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