ANTICORRUZIONE. ITALIA BOCCIATA. SERVE PIÙ TRASPARENZA

Di Sara Falconieri. Anticorruzione. L’Agenda anticorruzione 2017 presentata oggi a Roma dall’associazione Transparency International disegna un Paese ancora ben lontano dall’aver affrontata la piaga della corruzione. L’indagine piazza l’Italia al sessantesimo posto su 176 nazioni e al terz’ultimo nella classifica europea, seguita solo da Grecia e Bulgaria.

A cinque anni dalla legge 109/2012 che ha approvato ben 15 provvedimenti anticorruzione, la situazione italiana è divisa tra un buon apparato normativo da un lato, e sanzioni scarse dall’altro.

Secondo il report, la legislazione per il settore pubblico guadagna un buon punteggio con 62/100. Al contrario, l’applicazione delle sanzioni si aggiudica un misero 45/100. Punteggio peggiore di 25/100 per la capacità sanzionatoria al reato di corruzione vero e proprio. Voti bassi che risentono della mancanza di regolamentazione sull’attività di lobbyng e di una legge a tutela di chi segnala i casi di corruzione, i cosiddetti “whistleblowers”.

Punteggio insufficiente di 51/100 per la legislazione del settore privato, anche qui con un differenziale rispetto all’applicazione delle norme. Ma il gap maggiore si crea tra le grandi aziende e piccole medie imprese, con le prime più integrate e trasparenti.

Anche per la società civile il punteggio è basso. I media  guadagnano un misero 42/100, che sanzionano un atteggiamento ambiguo, ai limiti della connivenza.

La cronaca quotidiana certificati, fino ad oggi, 566 casi di corruzione, di cui 439 indagini, 76 condanne, 27 assoluzioni, 10 prescrizioni e 8 patteggiamenti o altro. Insomma, del contrasto alla corruzione se ne parla tanto ma non si ha voglia di approfondire né di fare campagne mediatiche per la difesa dei cittadini.

Punteggio positivo solo per il sistema antiriciclaggio (75/100) e per gli obblighi di trasparenza contabile (89/100), anche grazie alle recenti norme sul falso in bilancio.

Ad intervenire sul tema il presidente Anac Raffaele Cantone e il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Cantone ha dichiarato che il punto critico “è l’assenza di una legge sulla trasparenza dei finanziamenti alla politica, attività che si è spostata dai partiti alle fondazioni”, invitando ad adottare “norme di trasparenza anche senza una legge” in vista della campagna elettorale. Commento del presidente Anac anche sui whistleblowers: “Speriamo che la legge si faccia già in questa legislatura e che soprattutto si faccia bene”. Riguardo alle lobby “non si è mai aperta neppure una vera discussione”.

Il ministro Orlando è intervenuto anche sui costi della politica, dopo l’abolizione del finanziamento pubblico:”Un collegio grande come la Lombardia potrebbe impegnare in campagna elettorale almeno un milione di euro.Senza trasparenza nei rapporti tra Fondazioni e partiti sussiste un pericolo di disparità di risorse e distorsione dell’assetto democratico” ha dichiarato dal ministro.

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